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Apertura - Attualità - Evidenza - QD - 26 Dicembre 2017

Sanità pubblica, la vera festa gliel’ha fatta Frattura

di Enzo Di Gaetano

Le feste di Natale, ancora una volta, hanno fatto capire che la festa, quella vera, alla sanità pubblica molisana, l’ha fatta la riforma voluta da Frattura, passata  con un colpo di mano, grazie ad una legge dello Stato e alle spalle di un consiglio regionale che, ancora oggi, manco la conosce e alle spalle di tutti gli addetti ai lavori, medici, infermieri e utenti.

È una riforma che taglia senza criterio, grazie alla logica della razionalizzazione. Una logica che parla di unificazione di servizi, reparti e dirigenti medici.

Ma anche una logica che fa a cazzotti con la configurazione territoriale e demografica molisana, una regione di 136 campanili sparsi sul territorio, per lo più abitati da anziani, perchè i giovani, quelli che stanno bene, da tempo sono fuggiti via.

Ebbene la razionalizzazione di Frattura vuole che il servizio di neurochirurgia sia stato affidato in esclusiva al Neuromed di Pozzili, che ha una sua competenza specifica, ma che è distante più di cento chilometri dalla costa adriatica.

In sostanza un’ischemia o un’emorragia, a Isernia o Venafro, fa in tempo ad essere affrontata, a Campobasso forse, ma se la patologia colpisce un poveraccio di Termoli, Larino, Montenero di Bisaccia o Campomarino, le speranze di sopravvivenza si riducono al minimo.

Vuol dire che non tutti i molisani sono uguali, vuol dire che è stato leso il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.

Un esempio, sul rettilineo di Bojano, qualche giorno fa, c’è stato un incidente abbastanza grave. Uno dei feriti, con lesioni alla testa, è stato trasportato al Cardarelli di Campobasso, lì una Tac ha fatto venir fuori il problema di un versamento emorragico cerebrale. Ma al Cardarelli non c’è più neurochirurgia, cancellata per decreto da Frattura, quindi bisogna chiamare i neurochirurghi del Neuromed che, comunque, devono percorrere settanta chilemetri per arrivare a Campobasso.

Quando finalmente arrivano, le condizioni del paziente si sono ulteriormente aggravate, si interviene e, miracolosamente, si fa in tempo a salvargli la vita.

E ancora, i dializzati di Agnone e Venafro che devono venire a Isernia, quando mancano i medici specialistici nei due ospedali.

Oppure il servizio di oculistica al pronto soccorso. Oggi, se a un qualunque molisano viene un’emorragia oculare, un problema frequentissimo, bisogna fare il giro delle sette chiese per trovare un pronto soccorso con la presenza di un oculista.

È capitato a natale ad una signora di Campobasso, andata prima al pronto soccorso del Cardarelli, mandata poi al pronto soccorso del Vietri di Larino e, infine, al pronto soccorso di Termoli, dove c’era un oculista reperibile.

E se quella donna fosse stata di Agnone o Venafro?

Allora, le prossime elezioni regionali ad una cosa dovranno servire: a capire chi continua a difendere la destrutturazione selvaggia voluta da Frattura a vantaggio dei privati e chi sta dall’altra parte, per il ritorno ad una sanità pubblica di prossimità che fornisca quell’assitenza che oggi non c’è.

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