di PASQUALE DI BELLO

Tecnicamente si chiama “Premio di reinserimento”, poiché serve – dice la legge – a “reinserire nelle proprie attività di lavoro i consiglieri regionali che non vengono rieletti oppure quelli che decidono di non ricandidarsi”. Si tratta della ciliegina sulla torta a beneficio di un ceto politico che non ha fatto nulla per abolire privilegi che più passa il tempo e più risultano odiosi, specie in tempi di stenti e sacrifici come quelli che corrono. A ciascuno, quindi, tra coloro che compongono l’attuale Consiglio regionale e che non verranno rieletti o decideranno di non ricandidarsi, la Regione Molise, con quattrini prelevati direttamente dalle tasche dei molisani, elargirà a fine legislatura la somma di 15mila euro circa. Per l’esattezza, 14mila e 700. Chiaramente, il malloppo si riferisce ad ogni legislatura, per cui, nel caso non venisse rieletto uno dei pluridecorati con più legislature sulle spalle, l’interessato porterebbe a casa il bottino moltiplicato per ogni consiliatura. Chi, ad esempio, e sono tanti, hanno all’attivo poniamo quattro legislature, poretrà a a casa 60mila euro. Una bella consolazione che, come prevede la raccapricciante legge regionale n. 16 del 1974, consetirà agli sfortunati – si fa per dire – non rieletti di tornare alle proprie attività lavorative con un certo sollievo. L’aspetto grottesco della vicenda, è che da tempo è stata introdotta in Molise, ma come del resto in Italia, una nuova professione: proprio quella di Politico. Vi sono figure e figuri che, palesemente, hanno scelto di fare questo nella vita. A tutti i livelli: dai grandi comuni al Parlamento. Viene da chiedersi in cosa debbano reinserirsi i poveri sventurati – anche qui si fa per dire – che in tal caso non tornerebbero alle proporie occupazioni – che non hanno mai avuto – ma finirebbero ad ingrossare le liste dei disoccupati.

L’aspetto tuttavia più grottesco, non è nemmeno questo. La legge – aggiornata dieci anni dopo, nell’84 – prevede che la somma maturata vada devoluta anche agli eredi del Consigliere deceduto nel corso della legislatura. In pratica, se il principio è quello del reinserimento lavorativo, in questo caso si favorisce il reinserimento al lavoro di un morto.

Politicamente parlando, la stragrande maggioranza dell’attuale Consiglio regionale è composta da morti che camminano, ovvero da postulanti che tenteranno ancora di bussare alla porta degli elettori ma che, inesorabilmente, verranno spediti alle più vicine pompe funebri per le esequie politiche. Il legislatore del ‘74, probabilmente, doveva essere dotato di poteri soprannaturali e di preveggenza, vitù talmente robuste da fargli immaginare la composizione dell’attuale Cosniglio regionale, il peggiore in assoluto di tutta la storia politica molisana. Molti resteranno a casa, è certo, come è certa un’altra cosa: che nessuno rimpiangerà i defunti politici. Costoro, tuttavia, sfileranno sui Campi Elisi con altri 15mila euro in tasca. Una pagliacciata dell staffa che se avessero voluto, Frattura e soci potevano evitarcii. Bastava cancellare la legge.

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