di PASQUALE DI BELLO

La Casta non lascia ma raddoppia. In tempi di ristrettezze economiche, di sacrifici e di una percezione sempre più negativa dei privilegi legati al ceto politico, dal Consiglio regionale del Molise arriva un segnale pessimo per le tasche dei molisani.

3milioni di euro. A tanto ammonta la spesa per la nuova legge elettorale varata nella notte tra il 27 e il 28 novenbre scorsi. L’introduzione della incompatibilità tra la carica di assessore e le funzioni di cosigliere diventa un moltiplicatore di costi che andranno a gravare sulle spalle dei cittadini.

I conti sono presto fatti. Il costo medio di un consigliere regionale è, arrotondato per difetto, di circa 10mila euro al mese, moltiplicato per cinque new entry che andranno a rimpiazzare il posto lasciato vuoto dagli assessori, diventano 50mila euro al mese, 600mila euro all’anno, 3milioni di euro a legislatura. Un cifra da capogiro che fa a pugni con le disposizioni di legge che impongono ovunque il taglio dei costi della politica e che, maggiormente, fa a pugni con la vita quotidiana di cittadini e famiglie strangolati dalla mancanza di lavoro. Per dare un dato microscopico, che però può fornire l’entità complessiva del problema, nella sola Parrocchia del Sacro Cuore a Campobasso sono ben ottantacinque le famiglie in stato di povertà che hanno bisogno praticamente di tutto: dai beni di prima necessità, agli indumenti, al pagamento delle bollette per garantirsi riscaldamento ed elettricità.

A questo calcolo, inoltre, vanno aggiunti i costi relativi ad una nuova figura introdotta nel quadro politico-istituzionale: quella del Sottosegretario alla presidenza della Giunta, ovvero un elemento di raccordo, selezionato tra i consiglieri, che faccia da collegamento tra la Giunta ed il Consiglio. Alla figura in se non verrà riconosciuto nessun emolumento, tuttavia sarà dotato di una propria segreteria particolare. Nuovi costi, quindi, che si vanno ad aggiungere ulteriormente alle già disastrate finanze dei cittadini.

Giunti a fine legislatura ci si sarebbe attesi dai governanti un segno di ravvedimento rispetto al passato. Dobbiamo invece, e purtroppo, prendere atto del contrario. La Casta non lascia, ma raddoppia.

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