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Apertura - Attualità - Evidenza - QD - 28 Novembre 2017

Regione: passa la nuova legge elettorale, ma con forti profili di incostituzionalità

Alla fine sarà prima il Governo Gentiloni e poi Tar e Corte Costituzionale a dire se la legge elettorale regionale approvata nella notte da Palazzo D’Aimmo avrà tutte le carte in regola per resistere all’ondata d’urto di ricorsi e contestazioni che già si preannunciano in quantità industriale. Ma andiamo con ordine: è costituzionale privare l’elettore di una regione della facoltà di scegliersi il presidente che vuole, indipendentemente dal consigliere?

Commenta l’avvocato Ottavio Balducci che non è l’ultimo arrivato: “Con questo provvedimento il Consiglio regionale del Molise stante la palese violazione dell’articolo 117 Cost lett P e comma 7 meriterebbe lo scioglimento anticipato ex art.126 Costituzione”.

Sarà la Corte Costituzionale che lo deciderà, ma viene da se’ che, se una legge viene dichiarata incostituzionale, automaticamente il presidente e lo stesso consiglio dovrebbero dimettersi. Ma non c’è solo questo, c’è anche il fatto che il governo Gentiloni potrebbe bocciare la nuova legge elettorale del Molise, in quanto palesemente in contrasto con la riforma elettorale regionale del ‘95, che statuiva l’elezione diretta del presidente della Regione, sul modello dei sindaci eletti dai cittadini. Ora il Molise, con un colpo di teatro, da parte di un gruppo di avventurieri politici, chiaramente manipolati dal governatore (perché il regista della sceneggiata è fuor di dubbio Frattura), pretende di riscrivere il Tatarellum. In sostanza il Molise controriforma a suo piacere le riforme elettorali. Gentiloni potrebbe ‘osservarla’ e rispedirla al mittente, non solo per questo, ma anche perché non consente di rispettare i 90 giorni per l’impugnativa popolare, ovvero per il referendum abrogativo. Ma, a parte gli orrori giuridici che avranno modo di essere analizzati e giudicati da giudici e corti, vediamo i particolari della nuova legge con cui i molisani andranno a votare nel marzo del 2018. Il testo – ha spiegato il relatore e presidente della I Commissione, il consigliere Di Nunzio, è il compendio di 4 proposte di legge a tema: la prima, presentata dai consiglieri Scarabeo, Totaro e Lattanzio; la seconda a firma dei consiglieri Niro, Sabusco e Di Pietro (adottato quale testo base per fare sintesi tra le diverse iniziative legislative); la terza di iniziativa del consigliere Cotugno; la quarta firmata dai consiglieri Federico e Manzo. Ed ecco le principali novità introdotte: l’individuazione del collegio unico regionale e quindi il superamento delle attuali due circoscrizioni provinciali; l’eliminazione del cosiddetto “listino maggioritario o gratta e vinci”, l’attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione il cui candidato Presidente abbia ottenuto più voti; l’abolizione del voto disgiunto; la creazione di sbarramenti per accedere all’attribuzione dei seggi pari al 10 per cento per le coalizioni e al 3 per cento per le liste ammesse dei candidati Consiglieri; la garanzia della rappresentanza di genere, che impone che gli esponenti di un sesso non possano superare il 60 per cento dei candidati di una lista; l’incompatibilità tra la carica di Assessore e quella di Consigliere regionale e la possibilità che, qualora uno di questi ultimi sia nominato componente dell’esecutivo esso venga sospeso dalla carica per essere sostituito, per la sola durata del suo incarico assessorile, dal primo candidato non eletto della sua lista; la possibilità data agli elettori di esprimere due voti di preferenza diversificati per sesso; l’esenzione dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste di candidati Consiglieri regionali per quei movimenti o partiti politici rappresentati in uno dei due rami del Parlamento italiano o nel Parlamento europeo, o per coloro i quali hanno già avuto eletti nell’attuale Assemblea regionale; l’individuazione delle particolari condizioni di ineleggibilità e incompatibilità per l’elezione a Consigliere e Presidente della Giunta.

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