di PASQUALE DI BELLO

Il giorno dopo la discussione in aula della mozione di sfiducia a carico del presidente Frattura, restano, tra le forze politiche e nella società molisana, sconcerto e imbarazzo per l’intervento del Governatore. Nel tentativo maldestro di difendersi dalle circostanziate contestazioni formulate sia dal Movimento 5 Stelle – presentatore della mozione – sia del centrodestra capeggiato dall’ex governatore Michele Iorio, Frattura ha sciorinato come un disco rotto le trite e note argomentazioni che il Tribunale di Bari ha già fatto a pezzi attraverso una sentenza di assoluzione con formula piena degli imputati Papa e Petescia e 157 pagine di motivazioni che, a chiare lettere, hanno stabilito tre punti fermi: non c’è stata nessuna cena, non c’è stato nessun ricatto e le argomentazioni portate da Frattura e confermate dal testimone Di Pardo, al vaglio del giudice sono risultate non credibili. Nonostante ciò, Frattura continua ad ignorare, o finge, la solenne sconfitta giudiziaria che lo ha scaraventato dal banco dell’accusatore a quello dell’accusato. E’ aperta a Bari un’indagine a suo carico per calunnia. E non era difficile prevederlo. A spiegarlo, nelle motivazioni, è lo stesso giudice Diella: “Non vi è alcuna necessità, nell’economia delle presenti motivazioni, di valutare un dato ulteriore, vale a dire la sussistenza di elementi a conferma della calunniosità delle accuse rivolte agli imputati, spettando al titolare dell’azione penale effettuare le valutazioni che sul punto riterrà più fondate, anche alla luce di quanto argomentato nella presente sentenza già contenente di per sé “materiale di interesse” per il P.M.”

Frattura, in aula, ha affermato di non sapere nulla e di non aver ricevuto nessun avviso relativo all’indagine a suo carico. Una spiegazione imbarazzante e strampalata. Fornisca lui ai molisani la prova di quel che afferma. E’ molto semplice: richieda e renda pubblico un certificato di iscrizione nel registro degli indagati, quello meglio conosciuto come art. 335 del Codice di Procedura penale, e dimostri, se può, che a suo carico non vi sono iscrizioni relative al caso Bari.

Come prevedibile, alle parole senza pudore pronunicate da Frattura, sono seguite le reazioni degli interessati, ovvero delle vittime di questa vicenda. A prendere subito posizione, è stata la direttrice di Telemolise, Manuela Petescia, che ha gia approntato a carico di Frattura l’ennesima querela. Prendo atto – ha scritto in una nota la giornalista – che per Frattura e il suo codazzo di sostenitori non è successo nulla”. “Frattura – ha proseguito – ha ribadito le sue affermazioni gravissime facendo finta di ignorare la sentenza emessa da un giudice dello Stato, e anzi tentando perfino di piegare le frasi del giudice di Bari alle sue false dichiarazioni”. Per queste ragioni, ha sottolineato Petescia, “tornerò a querelare il governatore”; poi, così ha concluso: “Paolo di Laura Frattura ancora parla. Ancora per poco: le prossime elezioni lo spazzeranno via”.

Una previsione, quella di Petescia, percepibile tra la gente e nella realtà, ovvero attraverso quei due elementi dai quali Paolo di Laura Frattura, e il suo codazzo, per restare alle parole della giornalista, sono ampiamente scollegati. Come accaduto anche in occasione della mozione di sfiducia, Frattura e soci continuano a parlarsi addosso, tumulati dentro quella loro autoreferenzialità, spavalderia e arroganza che li porta a sentire da dentro il canto dell’Alleluia mentre da fuori i molisani stanno intonando da tempo il Requiem aeternam.

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