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Attualità - Evidenza - Politica - 20 Ottobre 2017

Il viaggio in Molise di Matteo Renzi

di ADRIANA IZZI

Toccata e fuga, per il Segretario del PD. Ed inevitabilmente – ci si perdoni l’accostamento, che assume sapore di crassa blasfemia – riporta alla mente il ben più disteso e diversamente finalizzato itinerario, compiuto, nel lontano 1941, dal nostro conterraneo Francesco Jovine. Tante le differenze, di sostanza e di contesto. Tralasciando le prime, ci limiteremo a riproporre qualche immagine più epidermica e, tuttavia, significativa: le “ulivelle magre, solitarie, in bilico sui dirupi” lasciano qui il posto alla florida, moderna e bene organizzata Cantina di Nuova Cliternia; il “contadino molisano…ordinariamente taciturno” qui cede il passo a gruppi di gente urlante… il dissenso più che il consenso. Epperò un tratto comune, tra i due viaggi, c’è: il TRENO! Inutile negare che, alla notizia del ferroviario tour elettorale, molti di noi hanno malignamente sogghignato, all’idea del leader rottamatore, decisionista e movimentista, intrappolato nel trenino Roma-Campobasso, a causa del consueto guasto tecnico o di qualche accidente intervenuto sulla disastrata linea a binario unico, e costretto (tapino!) a percorrere poco più di 200 kilometri nel tempo record di una giornata lavorativa. Magnifica legge del contrappasso ed illuminante full immersion nel territorio molisano! Ma, come sempre, i “sogni muoiono all’alba” ed il Nostro, per altra strada, fa scalo a Termoli; e, nella prossima visita, punta su Venafro. Venuta meno, quindi, ogni speranza di definitiva, conseguente “rottamazione” della improbabile linea ferroviaria di collegamento del capoluogo con la capitale, non ci resta che riflettere sulla oculata scelta, da parte di Renzi, delle località molisane in cui sostare. Riguardo alle quali, omettendone le sottese ragioni di interesse politico (la polemica sarebbe troppo scontata!), ci vediamo costretti a sottolineare che il tour bypassa completamente quel Molise centrale ormai agonizzante, per mano di politiche scellerate, nazionali e locali, per lo più di marca renziana. Preferisce, per contro, far tappa nei due antipodi regionali, di per sé privilegiati da una collocazione logistica viciniore e più aperta a realtà extraregionali. E se questo non irrilevante aspetto assumiamo quale chiave di lettura della intera campagna elettorale ormai già in atto, non ci resta che un’azione, finalizzata a tutelare la nostra sanità mentale e ad allontanare da noi l’accusa di gufi ad oltranza, di rematori-contro, cui non va mai bene nulla, pregiudizialmente. Potremmo percorrere, rigorosamente a piedi scalzi, in devoto pellegrinaggio, l’intero territorio del Molise, invocando a gran voce un miracolo: che si affermi una classe politica degna di questo nome, onesta, competente e pienamente in grado di dare respiro a questa terra; facendone ripartire, in termini sostenibili, l’economia; ricostruendo un sano tessuto di diritti e doveri civili, tale da favorire il rientro di giovani cervelli e braccia sin qui costretti a dolorose fughe; ripristinando accettabili standard di efficacia del sistema sanitario pubblico; riportando, infine, la democrazia – quella che non ha bisogno di assumere valenze aggettivanti di comodo, perché capace di qualificarsi ex se – alla base dell’azione di rinascita del territorio. Sembra troppo anche per un intervento miracolistico???

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