di PASQUALE DI BELLO

Dopo quattro anni, sei mesi e un giorno, anche i Consiglieri regionali del Molise hanno maturato il diritto al vitalizio. Il privilegio è scattato esattamente lo scorso 17 settembre allorquando il termine è maturato, essendo la legislatura regionale iniziata esattamente il 16 marzo del 2013. Torna così di attualità l’odioso tema dei vitalizi, uno dei privilegi più irritanti di cui beneficia la casta politica. Se un normale lavoratore deve lavorare per una vita, a lor signori basta una legislatura per portarsi a casa un bel gruzzoletto di quattrini una volta raggiunto il sessantesimo anno di età (soglia ancora più alta per i veri lavoratori).

A sollevare la questione, con una nota indirizzata al Presidente del Consiglio regionale del Molise, Vincenzo Cotugno, sono stati i due rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Antonio Federico e Patrizia Manzo che hanno formalmente rinunciato al vigente trattamento previdenziale dei Consiglieri regionali. La norma adottata in Molise prevede che la contribuzione gravi per un solo terzo sul Consigliere e per due terzi sulla Regione. Un privilegio inaccettabile, hanno detto Federico e Manzo, se messo a confronto col trattamento riservato ai normali lavoratori. Da qui la richiesta di allineare e riparamentrare la previdenza dei consiglieri regionali a quanto previsto dalla legge Fornero, eliminando così il privilegio e armonizzando il sistema.

In Molise, per la cronaca, si spendono circa 330mila euro al mese per pagare i vitalizi agli ex Consiglieri, compresi gli assegni di reversibilità facendo, in questo ultimo caso, un torto ai veri lavoratori e un’offesa mortale alla lingua italiana. Vitalizio, lo dice la parola, è un termine che ha per riferimento i vivi e non i morti. Inoltre, vitalizio o meglio pensione, sono trermini che in generale si accompagnano alla parola lavoro, che non è certo quella più adatta a descrivere l’attività di un Consigliere regionale, specie di taluni, veri e propri Tarzan del materasso, che utilizzano il Consiglio regionale come un pubblico dormitorio.

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