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Attualità - Evidenza - QD - 11 Settembre 2017

Oti riprende i lavoratori. L’azienda, sollecitata dagli avvocati Scurti e Mascitto, rinuncia a trasferirli all’Ittierre

Clamorosa marcia indietro della Oti che ritira il provvedimento di trasferimento all’Ittierre dei suoi quaranta dipendenti. Attualmente, questi ultimi sono tornati a tutti gli effetti ad essere dei lavoratori delle Officine Tessili Italiane a Pettoranello. Particolare non trascurabile, la Oti è ferma, i suoi uffici sono chiusi e l’azienda madre, a Milano, ha chiesto il concordato. In sostanza, i lavoratori Oti sono assunti e in servizio, ma non lavorano e non sono retribuiti da mesi. Per cui il loro desiderio inappagato, attualmente, è quello di essere licenziati, così da finire in Naspi e prendere l’indennità di disoccupazione, visto che il loro datore di lavoro non paga. La Oti aveva tentato un ultimo escamotage, dicendo di voler rinunciare ai quaranta dipendenti, che sarebbero duvuti tornare indietro, ad essere, cioè, dipendenti Ittierre. Con questa intenzione, aveva anche comunicato all’Ufficio del Lavoro il ritorno dei quaranta negli organici Ittierre. Una procedura sbagliata e messa subito sotto accusa dagli avvocati Oreste Scurti, legale dei dipendenti Oti, e Lucia Mascitto, a nome degli ex lavoratori Ittierre. I due legali hanno diffidato sia i dirigenti della Oti, sia i funzionari dell’Ufficio del Lavoro a correggere l’evidente errore di un’azienda, la Oti, che assume al posto di un’altra, l’Ittierre. Un errore che, se non corretto, si sarebbe presto trasformato in un reato. Quindi, vittoria piena per Scurti e Mascitto che hanno convinto la Oti a fare marcia indietro. Ma il compito dei due legali non è finito, infatti, ora, dovranno convincere la Oti a licenziare i suoi sfortunati dipendenti, così almeno prenderanno la disoccupazione. Sull’intera vicenda, l’occhio vigile del presidente del tribunale, Enzo Di Giacomo, che, sollecitato dagli avvocati Scurti e Mascitto, dopo aver preso a cuore la sorte degli ex Ittierre, si è interessato, con altrettanta determinazione, a quella dei lavoratori Oti.

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