Furto aggravato nella villa del Consigliere regionale Massimiliano Scarabeo. Portato via tutto l’oro di famiglia, per un valore di oltre 60 mila euro. Nei giorni scorsi la moglie del Consigliere ha presentato regolare esposto-denuncia presso la Caserma dei Carabinieri di Venafro.
Nel prendere degli oggetti d’oro per una cerimonia, la moglie dell’esponente politico si è accorta che dai cofanetti e cassetti mancavano solo gli oggetti di valore mentre oggetti di bigiotteria non sono stati toccati.
Ai militari sono state date tutte le indicazioni su chi frequenta la villa. Notizie utili a quanto pare per dare un nome al ladro. I Carabinieri della Compagnia di Venafro in seguito alle indagini hanno individuato nella donna delle pulizie, con la complicità del figlio, la responsabile dei furti messi a segno in casa del Consigliere Scarabeo nel corso degli ultimi mesi.
Le indagini sono state orientate nella direzione dei compro oro della zona e proprio in uno di questi esercizi commerciali, i militari hanno individuato le foto di numerosi oggetti in oro che potevano appartenere alla famiglia Scarabeo. Infatti tutti i preziosi ceduti ai compro oro devono essere fotografati e riferiti al venditore che cede tali beni, per evitare la provenienza illecita degli stessi.
Proprio questa prassi, ha permesso ai militari di sottoporre alla moglie del Consigliere regionale a confronto, le foto dei preziosi prelevati dal compro oro con quelle dell’oro rubato. Tale comparazione non ha lasciato alcun dubbio, i preziosi erano proprio quelli sottratti presso l’abitazione del denunciante.
Ma una prova inconfutabile, sarebbe stata acquisita dai Carabinieri ieri mattina nella perquisizione domiciliare dell’indagata, nella quale sarebbero stati individuati altri preziosi sottratti nell’abitazione del Consigliere Scarabeo.
Le indagini che hanno avuto l’esito sperato, hanno smascherato la ladra e il figlio, che dovranno ora rispondere del loro crimine davanti all’autorità giudiziaria, ma le indagini da parte dei Carabinieri di Venafro continuano per escludere il coinvolgimento nell’azione criminosa di eventuali complici.

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