Circa un anno fa, il 2 settembre 2016, su iniziativa della Procura della Repubblica dell’Aquila, vennero eseguite 25 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone coinvolte nell’operazione denominata “Isola Felice”. Un’indagine, quella della Procura abruzzese, che ha interessato 149 persone distribuite tra sei regioni tra cuil il Molise. Abruzzo, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia le altre. Pesantissimi i capi di imputazione: associazione di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, traffico di armi, estrosione e riciclaggio. Adesso, a seguito della relazione semestrale al Parlamento della Direzione Distrettuale Antimafia, quello che era un semplice indizio adesso, a seguito delle indagini, è purtroppo diventato una conferma. Esiste un’alleanza tra le cosche calabresi e i clan siciliani finalizzata a mettere radici profonde in Molise. Un’alleanza, quella tra Mafia e ‘Ndrangheta, che, secondo le risultranze investigative, riguarderebbe il gruppo Ferrazzo di Mesoraca in provincia di Crotone e la famiglia Marchese di Messina. L’iniziativa, secondo gli inquirenti, sarebbe partita dalla ndrina calabrese che già in passato era assurta alle cronache per affari illeciti nel vastese e sulla costa molisana. A Termoli, nel 2011, all’interno di un garage venne infatti rinvenuta un’auto carica di armi mentre a San Salvo le forze dell’ordine portarono alla luce una raffineria di drogra collegata, secondo gli investigatori, al famiglia Ferrazzo.

Nella relazione della DIA al Parlamento si legge che nel corso delle indagini condotte sono state documentate vere e proprie cerimonie di affiliazione nel corso delle quali gli adepti prestavano giuramento su figure di santi ed altre immagini sacre, tutto secondo lo stretto armamamentario malavitoso e l’inquietante liturgia consolidata dalla mafie nel corso del tempo.

Isola Felice non è solo il nome dell’operazione che ha scoperchiato il pentolone delle organizzazioni mafiose ma anche la definizione con la quale spesso e volentieri si è indicato il Molise. Una regione che, alla prova dei fatti, più che un’isola felice è pezzo di terra appestato.

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