di MINO DENTIZZI

Negli ultimi dieci anni in Italia gli stipendi dei giovani sono mediamente diminuiti di quasi il 40% in reale potere d’acquisto; quelli dei laureati del 15%.

Ma non a beneficio, per esempio, dello stato sociale: anzi, anche i servizi sociali e quelli sanitari sono nettamente scaduti soprattutto in qualità e hanno subito ponderosi tagli. Nel frattempo i miliardari diventano sempre più ricchi: sul pianeta Terra otto individui possiedono la stessa quantità di beni di metà della popolazione mondiale e il numero degli straricchi, insolenti, arruffoni e privi di qualsiasi senso di appartenenza, si è moltiplicato. Briatore non è più un’eccezione: è un simbolo vincente!

Contemporaneamente sette milioni d’italiani vivono in estrema povertà: non è solo matematica, non sono solo aridi numeri, sono persone.

Il Molise non sfugge a questa situazione; anzi la gravità dello stato di cose è accentuata da uno spopolamento del suo territorio, dalla perdita di posti di lavoro per la chiusura, oltre di servizi sociali e sanitari, di uffici e scuole, mentre un consiglio regionale totalmente improduttivo continua a percepire retribuzioni ormai non più proponibili e francamente indecenti rispetto al lavoro svolto e questo ceto politico si accompagna ad un sottobosco di maneggioni, molto ristretto, che continua a fare affari e ad arricchirsi impunemente.

I ricchi non vogliono le stesse cose che vogliono i poveri. Chi dipende dal posto di lavoro per la propria sussistenza non vuole le stesse cose di chi vive d’investimenti e dividendi. Chi non ha bisogno di servizi pubblici (perché può comprare trasporti, istruzione,  protezione e salute sul mercato privato) non cerca le stesse cose di chi dipende esclusivamente dal settore pubblico.

Ma, nonostante questo, sono davvero pochi quelli che pensano che occorra cambiare radicalmente. La maggioranza, poveri e futuri poveri, continuano a non vedere, accontentandosi delle briciole che il potere concede bevendosi supinamente le promesse menzognere diffuse dai media.

Purtroppo la Storia insegna che riforme e rivoluzioni non accadono quando la gente è sfruttata o oppressa più brutalmente; ma avvengono solo quando una significativa minoranza esce dall’ignoranza e dalla superstizione, prende coscienza e si organizza, smettendola di accettare le favole dei governi al potere.

Salvemini diceva: “la storia non è fatta né da moltitudini inerti, né dalle oligarchie paralitiche. La storia è fatta dalle minoranze consapevoli e attive, le quali, vincendo le inerzie delle moltitudini, le trascinano verso nuove condizioni di vita, anche contro la loro immediata volontà”.

Non è più il momento di tapparsi il naso e continuare a votare Pd perché le alternative sarebbero peggiori e sarebbe l’unica diga contro i populismi di Grillo e Salvini: qualsivoglia alternativa è migliore di questa deriva, di questa inerzia.

Una nuova formazione a sinistra può avere un significato e un futuro solo in funzione di chiara alternativa al PD. Una forza di sinistra, che non dimentica la sua tradizione migliore e la complessità e le contraddizioni che hanno accompagnato la sua storia, in Molise può divenire il motore propulsore di un “Ulivo 2000” per provare ad uscire dalla situazione di stallo politico, amministrativo, progettuale.

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