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Apertura - Attualità - Evidenza - QD - 21 Giugno 2017

Sprar a Isernia, clima balcanico in consiglio comunale. Divise sia maggioranza, che minoranza

Infuria la polemica a Isernia sulla possibilità, solamente accennata, dal sindaco d’Apollonio, di riaprire le porte all’opzione di realizzare un centro Sprar dove accogliere rifugiati e profughi. Una possibilità, quella della revisione della decisione negativa presa dal consiglio comunale ad aprile, che sta scuotendo la stessa maggioranza di centrodestra, divisa tra possibilisti e negazionisti. Da una parte la componente più centrista della coalizione, che almeno vuole parlarne, dall’altra, Fratelli d’Italia e Casapond, che fermano la discussione alla decisione dell’aula consiliare del 20 aprile, quando fu votata la mozione che chiudeva le porte in faccia al progetto di uno Sprar a Isernia. Le posizioni sono frammentate anche nella minoranza che non è compatta. C’è chi, in particolare la sinistra, vuole aderire allo Sprar, mentre le opposizioni di destra non ne vogliono sapere. Insomma, una situazione Balcanica in consiglio comunale che induce l’amministrazione d’Apollonio alla massima prudenza operativa. Intanto Raimondo Fabrizio coglie l’occasione per un nuovo attacco alla prefettura, accusata di aver disposto la chiusura dei Cat dove c’erano stati episodi di violenza, ma senza che gli stessi realmente cessassero la loro attività. Infatti basta un ricorso al Tar per bloccare tutto, chi potrebbe invece disporre la chiusura reale e immediata è il comune, qualora le condizioni igienico-sanitarie fossero a rischio. Ma anche da questo punto di vista, nessuna novità. Resta l’amarezza di chi, guardando i numeri, scopre che Isernia in particolare e il Molise in generale sono i territori dove il governo centrale spedisce il maggior numero di migranti, con una percentuale che è il quadruplo di altre regioni. In Molise c’è un migrante ogni cento molisani. Gentiloni e Minniti forse pensano che la nostra regione possa sopportare tutto: l’espropriazione del diritto alla salute, l’assenza del diritto agli spostamenti, basta guardare le tratte ferroviarie e il loro funzionamento, e, infine, funzionare da centro d’accoglienza senza limiti per migranti, rifugiati e profughi. Ma a tutto c’è un limite, il dramma è che il nostro governo regionale, come su sanità e trasporti, è appiattito e inesistente anche sulle politiche dell’ospitalità. Non si fa sentire a Roma ed è pronto solo ad obbedire. Frattura, nello specifico, pensa che dicendo sempre sì a Renzi e Gentiloni otterrà una facile ricandidatura. Sarà anche possibile che il Pd nazionale lo indichi di nuovo, ma né Renzi, né Gentiloni voteranno in Molise.

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