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Evidenza - QD - Senza categoria - 19 Giugno 2017

Campobasso – La sfilata dei Misteri, una magia che si rinnova da oltre 250 anni

Un tappeto di colori, piazza Municipio e corso Vittorio Emanuele a Campobasso viste dall’alto danno la dimensione dell’abbraccio collettivo ai tredici Misteri che da oltre due secoli e mezzo, sfilano per le strade della città.

Ma il fascino e la magia di ognuno degli ingegni, disegnati da Paolo Saverio Di Zinno nella prima metà del Settecento, e realizzati con la collaborazione del fabbro campobassano Emidio Cancellario, sono rimasti intatti.

Anzi, se possibile, ogni anno ci si accorge di un particolare nuovo, di un personaggio che magari era passato in secondo piano e che invece intriga e incuriosisce. E’ il racconto, la narrazione come si direbbe oggi, di una storia e di un progetto colossale, che fanno della processione del Corpus Domini un evento unico al mondo.

E’ sufficiente dire che l’associazione italiana delle manifestazioni con le macchine a spalla è formata da quattro città che hanno un solo macchinario portato in processione, rispetto ai tredici che ora vengono candidati a patrimonio immateriale dell’Unesco e a meraviglia italiana. Ciò che è certo, al di là dei riconoscimenti ufficiali, è che la meraviglia, lo stupore e anche la commozione nel vederli volteggiare in aria sono contagiosi come una febbre.

Da cinquantadue anni, Antonio Santella si fa fermare la mano dall’Angelo che blocca Abramo nel momento del sacrificio di Isacco. Da una trentina, Italo Stivaletti prova invano a dare fastidio alla donzella che rimane imperturbabile alle sue provocazioni. E’ successo anche quest’anno con un’esordiente, Maria Chiara De Michele, ma il diavolo del Mistero di Sant’Antonio Abate e la dama vestita di bianco sono le vere star della processione. Immortalati da migliaia di cellulari, fotografati in tutte le salse. Uno dei simboli della sfilata. Tutto è avvolto da una sorta di magia, che conferisce alle macchine pensate e realizzate da Di Zinno la sensazione di potersi librare in aria per volare. Sono gli stessi portatori che li spingono verso l’alto e poi, forse, riescono a trattenerli a terra. Per fortuna da più di duecentocinquant’anni, per le strade di Campobasso, dove continueranno a sfidare il vento e il cielo per altri secoli. Ognuno ha il suo preferito, quello a cui è devoto, anche per fatto ereditario da generazioni. Sono le storie e i segreti che si nascondono nelle pieghe dei vestiti e delle ali, delle facce sporcate di nero e delle lingue rosse. E’ un incanto che nessuno può spezzare e che danza su quella musica così facile da ricordare.

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