Home Attualità Molise, proposta PD di legge elettorale tra disgiunto e furbizia!

Molise, proposta PD di legge elettorale tra disgiunto e furbizia!

di ANTONIO D’AMBROSIO

Il Partito democratico, dopo oltre quattro anni di imbarazzante silenzio, con la sua assemblea regionale dilaga nei mezzi di comunicazione, annunciando al popolo molisano che e’ rinviata la decisione sulle primarie per la scelta del nuovo Presidente della Giunta ma che è giunto il momento di cambiare la legge elettorale. Il motivo del cambiamento non è dato sapere. O meglio, tranne qualche timido tentativo di spiegazione esternato da alcuni delegati, non è’ stato detto dai proponenti cosa migliorerebbe per i cittadini molisani questa eventuale nuova legge elettorale. In merito si e’ sentito, purtroppo, solo vaghezza , cortine fumogene, e non per un deficit di comunicazione, ma perché le loro azioni , come sempre, mancano di sostanza. Si è ascoltato solo slogan, esibiti evidentemente per confondere i cittadini attraverso l’uso di paroloni come : democrazia, governabilità , territorio, rappresentativita’, selezione, omogeneità , riequilibrio ecc… Peccato, perché ritengo che sia stata un’occasione persa per loro. La cosa più stridente, per l’enfasi dato all’ annuncio, è la risoluzione del problema delle quote rose, ma a futura memoria. Un annuncio, forse per far dimenticare il presente e recente passato credendo che i cittadini dimentichino che la Giunta regionale marcia, dal suo insediamento, senza l’ombra di una rappresentante dell’altro sesso. Questo stato di cose ha un aggravante, che lo fa diventare una presa in giro, in quando il Governatore, in ogni mese pari , annuncia una imminente nomina di un nuovo assessore, che dovrà rispetterà le previste quote rose! Fateci caso, Giugno, mese pari , e’ alle porte, così il nuovo annuncio. Percio’, Amen alle quote! La proposta di riforma, votata dalla maggioranza dell’assemblea del Partito democratico, prevede poi la suddivisione del Molise in tre collegi( non più i due corrispondenti alle Province) ; l’abolizione del Listino, previsto per il premio di maggioranza; le quote rose,nonché la fine del voto disgiunto per l’elezione del Presidente della Giunta regionale. Una particolare attenzione poi è stata data alla possibilità di un candidato di potersi presentare in due collegi. Quest’ultima ipotesi è di una finezza straordinaria che merita un plauso incondizionato ai propugnatori, in quanto tiene conto dei dettagli , ovvero tiene conto di una carta di riserva per quei soggetti che sono potenzialmente ” uomini di mezzo”. Quelli che hanno voti sia di qua che di la’! Una doppia change non si nega a nessuno. Per esempio a quelli che hanno un pacchetto di voti nei loro comuni o collegi, ma che, per esempio, esercitano la loro influenza( finti assessori o assessori?) a Campobasso. Nel Molise , in merito ai collegi , il problema è l’esatto contrario . La nostra Regione proprio perché piccola, ha bisogno di essere rappresentata nella sua interezza. Non il contrario. La visione di tre rappresentanze territoriale, ridotti a collegi condominiali, si rivelerebbe una vera sciagura. Un’azione che agevolerebbe quelli che credono necessaria la perdita della nostra autonomia. Va detto con forza che non è’ più tempo di campanile , ne’ tantomeno di pensare a curare il proprio orticello o collegio elettorale. Il Molise o si salva tutto insieme o non ha piu’ motivo di esistere. A questa visione dobbiamo far uniformare anche gli stessi molisani. Con l’assenza dei partiti politici non c’e’ più selezione di classe dirigente, che sia quindi il popolo molisano, nella sua interezza , quindi collegio unico regionale, a fare questa selezione, facendo rinascere il merito e le capacità attraverso il voto d’opinione. Su questo bisogna puntare e non al suo contrario. In merito all’abolizione del listino, che ha la funzione di garantire la maggioranza e quindi la governabilità al Presidente, eletto direttamente dai cittadini, va detto che in questi anni, a prescindere dalle persone elette, per una serie di circostanze, questo sistema non ha dato prova di un valore aggiunto. In quasi tutti i casi i prescelti hanno formato oggetto di faticose e spesso scadenti trattative di ” compensazione” dei partiti e in consiglio non hanno , di fatto, avuto la stessa considerazione e ruolo degli ” eletti” . Quasi a comporre in Consiglio un doppio status, tra gli ” eletti” ed i ” nominati”. Della sua abolizione non ne rimpiangerebbe nessuno, rimane però il problema del premio di maggioranza e del modo cui esso è assegnato. La strada più logica, se ne discute da tempo, e’ quella di assegnare quei seggi , in modo proporzionale, alle liste della coalizione vincente. Ma questo dal PD non viene precisato, forse sottinteso. Sulle quote rose abbiamo detto. Rimane il problema più spinoso della questione : Il voto disgiunto! Perche’ viene abolito? Viene detto, con giri sempre di paroloni, che ciò rende coerente il voto dei cittadini. Ciò e’ vero solo apparentemente. Ovvero sarebbe vero se ad eleggere il Presidente della Giunta fossero i Consiglieri regionali eletti. Ma così non è . Infatti, con la riforma del titoloV della Costituzione e quindi dal 1995, le elezioni del Presidente della Giunta, essendogli stati affidati maggiori poteri , togliendoli ai Consiglio regionale, quindi all’assemblea, e’ direttamente eletto dal popolo. In merito e per memoria, ricordo solo che in caso di sfiducia o di sue dimissioni il Consiglio si scioglie e si torna al voto. La ratio , ci può anche non piacere, ma e’ evidente. Il Presidente della Giunta ed i consiglieri hanno due ruoli diversi, sono separati con una netta inferiorità di poteri ai Consiglieri ed al Consiglio a favore del Presidente. A fronte di questo maggior potere , assegnato al Presidente della Giunta, ai cittadini e’ dato la possibilità della sua elezione diretta, e quindi di esprimere un giudizio sull’uso che questi ha fatto o fa di quel potere monocratico che gli è stato assegnato. L’unico modo per ridare questa possibilità ai cittadini elettori quindi e’ quello di giudicare separatamente il Presidente della Giunta ed i consiglieri. Da qui il voto disgiunto. Questo sistema, torno a ripetere non potrà piacere, ma da’ sicuramente ruolo ai cittadini: quello di poter esprimere il proprio giudizio di merito all’operato del Presidente della Giunta. Questo sistema comunque, fa chiarezza e garantisce la “governabilità ” in quanto il Presidente eletto e’ sottoposto al giudizio popolare e porta con se’ , ed alla sua maggioranza, i seggi del listino. Contrariamente a quando accade nei comuni, dove il sindaco potrebbe ritrovarsi nella condizione della c.d. ‘”anatra zoppa” , ovvero non avere la maggioranza nel consiglio, quindi non poter governare con il conseguente ritorno alle urne. Ora, i nostri ( l’assemblea del PD) , per evitare questo giudizio popolare al Presidente, che fanno, propongono l’eliminazione della possibilità del cittadino di esprimere il giudizio sul Presidente. Questi, con il sistema proposto, si “nasconderebbe” dietro le liste dei partiti e dei candidati, evitando il giudizio popolare, ma rimarrebbero nelle sue mani tutti i poteri. Con questo sistema, per esempio, Michele Iorio sarebbe ancora il Presidente della Giunta Regionale, in quanto , nelle passate elezioni, le liste del Centro destra superarono in voti le liste del Centro sinistra. Come si vede , il trucco e’ talmente evidente che mette in mostra solo una cosa, che i proponenti, sono consapevoli della impopolarità del loro Presidente e quindi di una sicura sconfitta, e tentano di correre ai ripari togliendo ai cittadini molisani la possibilità di giudizio, riducendo spazi di democrazia che l’attuale legge consente loro. Troppo comodo, troppo semplice! I Molisani non cadranno in questo trucchetto. Un partito serio, prima di fare queste proposte , dovrebbe fare delle analisi più in profondità della società molisana e delle responsabilità che il partito ha in merito all’azione di governo, in questo modo si accorgerebbe e prenderebbe atto del fallimento del suo gruppo dirigente. La sua forza, la forza di un partito sta proprio in questa presa d’atto che gli consentirebbe di tentare un’azione politica che la possa rimettere in sintonia con il popolo molisano evitando espedienti normativi e spurie alleanze. E’ troppo chiedere questo per il Molise?

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