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Il Molise esiste: “Molise Spetteguless”

di ADELE FRARACCI

Patriciello ha chiarito l’esistenza del Molise, rappresentato come un territorio dove finanche chi riveste cariche nel Parlamento europeo non sfugge alla legge ontologica, individuata attraverso il suo intervento nel pettegolezzo. Finalmente, grazie a lui, il rimpallo alla domanda ‘il Molise esiste?’ sembra aver trovato una risposta o anche più di una . Il Molise è tratteggiato dall’europarlamentare come un piccolo condominio dove prevale il ‘pecoreccio’, abitato da persone che parlano male, pensano male e vivono male. Patriciello si propone così in una lectio di logica, ontologia e di filosofia del linguaggio e da novello Wittgenstein declina il suo pensiero secondo le coordinate del grande filosofo: ‘I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo’. Così si avventura in un ritratto, assai avvilente e offensivo, dei Molisani, a cui neanche lui sfugge: <<Da noi si parla male perché si pensa male. E chi pensa male vive male. Purtroppo nel Molise di persone che hanno questa impostazione, di parlare male, ce ne sono troppe…>>. Il suo è un intervento che si è declinato in un flusso di pensieri da ‘associazioni libere’ in seduta psicoterapeutica, in cui ricorda di essere stato politicamente attrattivo per tutti e butta giù i nomi, a raffica, da Danilo Leva e le altre anime di sinistra nel 2013, al lungo sodalizio con Iorio, Vitagliano e co. Patriciello, emblema del sistema aristotelico andato in voga in Molise per lustri: lui-motore immobile, fermo in Forza Italia, verso cui tutte le creature, di centro-destra-sinistra, si muovono per scopi elettorali, ‘amato’ ma mai ‘amante’, cede solo ora a un ‘moto’ di riconoscenza verso la creatura Paolo Frattura, in verità un movimento dettato da necessità : i due sono legati ormai tra loro mani e piedi. Con le attuali ‘ristrettezze economiche’, secondo Patriciello, Frattura non poteva che governare così, con scelte anche impopolari; il suo limite è stata la comunicazione, non ha saputo veicolare i risultati del buon governo. Ecco che ritorna il tema: i limiti del linguaggio in Molise presenti anche nel governatore – ed è vero, a Frattura attribuiti da tanti, prima ancora che lo dicesse Patriciello. Ma, come stabilito, lo stesso Patriciello è incarnazione dei limiti nel suo, tanto che mentre impartisce lezioni di logica, ecco che il suo linguaggio annaspa nei due principi costitutivi, quelli di identità e di non contraddizione : parla della ‘Gestione eccessivamente clientelare’ di Iorio, come se lui ne fosse stato estraneo, di un Molise che con Iorio ‘non andava da nessuna parte’, come se lui non l’avesse accompagnato nella palude, salvo avere un recupero di consapevolezza sulla vicenda di Salcito iniziata 14 anni prima durante il governo Iorio e portata a compimento durante il governo Frattura. Ritorna a stigmatizzare sui Molisani, inclini non solo al pettegolezzo ma anche alla irriconoscenza : «Perché ognuno ti è amico finché trova un suo interesse. Il giorno dopo che non puoi garantire alcune cose ti diventa nemico». E qui Patriciello non sfugge al solito e ormai consunto paradigma utilizzato dai vari politici per salvare se stessi e rigettare al popolo le responsabilità del sistema clientelare. Vi è, dunque, necessità di ribadirlo: il sistema è stato sostenuto e valorizzato dai politici come strumento di potere, fare da ‘pastori’, raccogliere il ‘gregge’ e condurlo sullo stretto tratturo, garantendone i pasti, per averne in cambio il voto. Val la pena sottolineare che ‘le ristrettezze economiche’ attuali ancora tuttavia consentono ai politici di provvedere a sfamare almeno le loro pecore fidate, a mettersi d’accordo tra loro per garantire favori alle pecore dell’uno e dell’altro e di ciascuno e, al contempo, a porsi nella prospettiva di promettere che il cibo sarà disponibile per le altre potenziali pecore oggi senza pasto. Ecco che su questo punto cade, indecente, anche la sua lectio di Morale, quella che attribuiva a Frattura una palingenesi morale. In verità si sono solo ridotti, per le ‘ristrettezze economiche’ nel pubblico, i posti da poter elargire per graziosa concessione. È bene non scadere nel pettegolezzo e non indicare i nomi di quanti sono stati ‘sistemati’ nell’ultima , anche nell’ultima, legislatura , ma i cittadini li conoscono e in queste ore li proferiscono apertamente, anche sui social. Insomma la solita vecchia , grottesca e volgare solfa, che porta non a caso i politici molisani a battersi per mantenere lo status quo: l’autonomia regionale, di cui al Molisano medio non interessa niente. Del resto l’Onorevole Patriciello sa bene che anche i ragazzi molisani appartengono alle ‘comode’ generazioni Erasmus e mentre qualche trombone raccomandato in loco ne parla o parla di Europa come di una novità, essa è una realtà per gli adulti che lavorano nel quotidiano anche in questo quadro e per i ragazzi che la stanno facendo davvero, direttamente fuori dai confini nazionali. Suggerirei, pertanto, quest’altra frase di Wittgenstein: ‘Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri’. … Si interpreti a proprio piacimento, certo è che se ci attenessimo ai pensieri spetteguless e ai pensierini dei raccomandati, immessi in posti apicali grazie ai loro pastori, il Molise che esiste effettivamente è destinato ontologicamente a chiudere. Il panta rei poggia sul logos, mica tutto può continuare a scorrere sempre così e a favore della propria azienda pastorale? !?! Converrebbe ai politici, dunque, comprendere che quando si parla in pubblico, bisognerebbe usare un registro linguistico sobrio e un po’ più elevato. Di fronte non hanno come spettatori solo i loro dipendenti o i dipendenti, sempre loro, pagati coi soldi pubblici, ma hanno anche persone di normale istruzione e con percorsi professionali autonomi, che avvertono un certo disagio a constatare che il potere logora proprio chi ce l’ha e una certa nausea a vedere il mondo compresso in un Molise di cui s-parlare come in un pettegolissimo condominio.

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