Consorzio Industriale, niente da fare, è passato inascoltato l’appello lanciato a Frattura da Massimiliano Scarabeo, con l’invito al governatore a mantenere la parola data e varare l’Agenzia Regionale di Sviluppo Industriale. Ieri sera è stato eletto il nuovo comitato direttivo del consorzio industriale di Isernia-Venafro, cinque sindaci che si sono votati a vicenda tra loro.

Non c’è stato verso, il presidente della regione Molise, spesso o quasi sempre, fa l’esatto contrario di quel che promette. Infatti, invece di abbattere i costi e unificare servizi e strutture dei tre consorzi industriali del Molise, ha invitato il commissario del Nucleo di Pozzilli, Stefania Passarelli, a convocare le elezioni e nominare così un nuovo direttivo.

Tradotto in cifre, dopo quindici anni di tagli e commissariamento, in attesa di una legge di riforma che non verrà mai, il Consorzio di Isernia-Venafro ritorna ai costi e alle indennità di quindici anni fa.

Costa lo stesso, anche se i comuni aderenti sono passati da 18 a 7 e anche se, al Nucleo Industriale di Pozzilli, sono più i dipendenti che le industrie iscritte al Consorzio. Insomma una sovrastruttura politico-burocratica che servirà ad alimentare solo se stessa.

Ma le brutture di quanto deciso ieri sera a Pozzilli, non si limitano solo al ritorno alle spese allegre di decenni fa, infatti se raccontiamo la storia di quanto accaduto, le perplessità si sprecano. A partire dal giorno di convocazione, lo stesso dell’udienza del Tar sull’inceneritore.

E ancora, presenti alla riunione, quasi carbonara, solo sei sindaci, cinque d’accordo tra loro a votarsi a vicenda, con un solo oppositore, Antonio Sorbo, che più volte ha chiesto il rinvio della seduta, anche appellandosi al fatto che ancora non è stata ratificata la nomina dei revisori dei conti indicati dalla Regione.

Niente da fare, i cinque sindaci si sono autoeletti e non importa che anche i polli rideranno di un comitato direttivo formato da cinque membri su un totale di sette comuni aderenti. In sostanza, un esercito formato da un generale, il presidente Stefania Passarelli, quattro ufficiali, i sindaci di Macchia d’Isernia, Carpinone, Sesto Campano e Monteroduni, e due soli soldati, il sindaco di Venafro Sorbo, che si è opposto da solo fino all’ultimo, e la sindaca di Castel San Vincenzo, Marisa Margiotta, diplomaticamente assente.

Antonio Sorbo non ha partecipato alla votazione e così i cinque rimasti si sono votati l’uno con l’altro. Una beffa, anzi una presa in giro per l’intera provincia di Isernia che ha assistito ad uno spettacolo degno non certo della prima repubblica, ma del regno di Franceschiello.

E non è finita qui, perchè – a dimostrazione della coerenza dei politici nostrani – il sindaco di Sesto Campano, Luigi Paolone, si è fatto eleggere assessore dopo aver deliberato  con la sua maggioranza l’uscita dal consorzio per tagliare le spese del comune. Ieri sera lui stava al Consorzio a farsi eleggere assessore, mentre a Sesto Campano era in corso una riunione di maggioranza. Prevedibili a breve sconquassi.

Un altro fulgido esempio di condotta politica è quella del sindaco di Carpinone, anche lui si è fatto eleggere, ma non ha partecipato al voto, perchè il suo comune è in causa con il Consorzio per le quote non pagate. Sostanzialmente era ineleggibile, ma hanno aggirato l’ostacolo, eleggendolo come assessore esterno.

Cosa dire di più, la politica dell’assalto alla diligenza ha dato – ancora una volta – una delle sue migliori rappresentazioni, a partire da Frattura, per finire con i cinque magnifici del Consorzio Industriale di Isernia Venafro: Stefania Passarelli, Mario Stasi, Luigi Paolone, Custode Russo e Pasquale Colitti. Presidente e assessori di un consorzio dove tutti comanderanno, con il solo Sorbo a fare da oppositore.

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