Il sindaco di Isernia non dia alcun seguito alla “mozione consiliare” anti SPRAR, poiché irricevibile, dannosa anche per l’occupazione locale e il patrimonio comunale, sconclusionata, inammissibile, non degna per la buona immagine della nostra città sotto il profilo civile. Lo afferma Tiziano Di Clemente, coordinatore regionale del Partito comunista dei lavoratori, motivando la sua richiesta con una serie di motivazioni pratiche e di carattere giuridico: “Fermo restando che il sindaco non ha alcun obbligo legale di dare seguito a tale “mozione” – scrive Di Clemente – essa è comunque ineseguibile per una serie di ragioni pratiche, politico-sociali, etiche, e persino giuridiche. Sul piano pratico essa è del tutto velleitaria, a parte la becera propaganda che la sottende: il flusso migratorio è un fenomeno inarrestabile, causato da questioni di portata mondiale che vanno ben oltre il piccolo cabotaggio di un Comune come Isernia, per cui deliberare “No ai migranti aiutiamoli a casa loro” ha la stessa utilità che deliberare “No alla pioggia spostiamo le nuvole sui Balcani”. Nella situazione data, il Comune non è chiamato a scegliere tra “il SI o il NO ai migranti”, ma solo tra due modalità di venire incontro alle nuove esigenze poste: una, per un percorso di convivenza migliore tra locali e migranti mediante lo SPRAR, presupposto per una gestione pubblica mediante i Comuni, democraticamente controllata dei servizi, con il coinvolgimento degli stessi migranti, che si tradurrebbe anche nell’aumento dell’occupazione locale con l’impiego di risorse europee per servizi collettivi utili e nella possibilità di potenziare il patrimonio comunale; l’altra, privatizzata, in balia del profitto dei gestori, che più facilmente si presta a situazioni di mala gestio speculativa, favorendo l’alimentazione di paure e disagi con la popolazione locale, su cui qualcuno potrà continuare a fare la sua becera, illecita e pericolosa propaganda xenofoba. Non sfugga che l’unico risvolto pratico che infatti ha tale mozione approvata dal Consiglio è proprio il secondo, e di qui anche il suo carattere sconclusionato: prima lamenta la mala gestio delle speculazioni private, poi di fatto consegna i migranti proprio agli speculatori. L’ineseguibilità di tale sedicente “mozione” sussiste anche per la sua inammissibilità sul piano politico-sociale ed etico, collocandosi il suo secco “NO ai migranti” fuori dai minimi valori di civiltà su cui si fonda la nostra comunità locale e nazionale; tanto più essendo essa animata da un paio di nazifascisti presenti in consiglio, che da giorni stanno seminando in città veleni e le solite idiozie xenofobe, strumentalizzando certi episodi. Ma v’è persino un motivo giuridico: il sindaco di Isernia, in sede legale di autotutela, non può dar seguito ad una mozione palesemente illegittima, poiché chiaramente in contrasto con l’art.10 della Costituzione e con “Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale” ratificata con la vigente L. 13 ottobre 1975, n. 654 e successive modifiche, a parte gli accordi Stato-Regioni –ANCI per un’equilibrata e razionale distribuzione sul territorio dalla quale nessun comune può tirarsi indietro. Non può eccepirsi in tal caso neanche un vincolo di “democrazia” rispetto al consiglio: non solo per tutto quanto sopra e perché è chiaramente emersa negli interventi dei consiglieri l’assenza di conoscenza della problematica posta all’ordine del giorno; ma anche perché – conclude il coordinatore regionale del Pcl – la truffa elettorale del maggioritario, crea una forte distorsione tra la reale civiltà e volontà della popolazione di Isernia, le sue esigenze di una convivenza con i migranti sempre migliore, e la sua rappresentatività consiliare, soprattutto su temi così delicati che coinvolgono principi basilari di civiltà”.

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