Home Apertura La meritocrazia capovolta di Renzi e Frattura
Apertura - Attualità - Politica - 22 Aprile 2017

La meritocrazia capovolta di Renzi e Frattura

di GIOVANNI MINICOZZI

Il Pd renziano, ha innalzato la propria strategia politica sulla competenza e sul merito. Ne è un esempio la Regione Molise, guidata da Paolo di Laura Frattura dove è stato riservato un posto alla segretaria regionale del Pd Molise, Micaela Fanelli al Nucleo di Valutazione con un co.co.pro. da circa 80mila euro all’anno. Quando la Fanelli non farà più politica potrà andare a lavorare. Una simile possibilità, che non è data a tutti, non può che essere basata sugli elementi cardine delle promesse politiche del Partito Democratico i cui esponenti non fanno altro che parlare di merito e competenze. Ogni ente pubblico in cui gli amministratori vogliono garantire competenza, merito e trasparenza, solitamente affida la valutazione di questi elementi ad un sistema oggettivo: la valutazione dei curricula. Assodato che la sindachessa di Riccia e segretaria del Pd Molise è l’unica molisana meritevole di un trattamento lavorativo sui generis, ci sono altri esponenti del Pd sempre renziano che pare facciano i salti mortali per propagandare meritocrazia. Accade anche al Comune di Gambatesa, retto da un’altra sindachessa sempre renziana e dell’hinterland della Fanelli: l’avvocatessa Carmelina Genovese. Il 21 marzo 2017 al Comune in questione viene pubblicato un avviso pubblico per reperire il responsabile dell’ufficio tecnico. Il bando, si legge, viene emanato in base all’articolo 110 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locale (Legge 267 del 200) che recita: gli incarichi a contratto di cui al presente comma sono conferiti previa selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’ incarico. L’aspetto sorprendente nel leggere il bando è che, nell’attribuire i punteggi, ai curricula viene dato un valore massimo di 10 punti. Al colloquio invece un valore massimo di 30 punti. Per essere ammessi al colloquio, il curriculum deve avere una valutazione dalla commissione (scelta ovviamente su base territoriale per lo più) di un minimo di 6 punti. La prima domanda sorge spontanea: ma se la meritocrazia sventolata dal Pd si basa su dati oggettivi, e quindi dai curricula, come mai si assegnano 10 punti ai dati oggettivi e 30 punti ad elementi soggettivi e cioè ad un colloquio dove, a voler essere maligni, la domanda potrebbe essere: di che colore è il cielo? Ad ogni buon modo, tra i 9 concorrenti iniziali, tre non sono stati ammessi per assenza di requisiti specifici, due sono stati scartati perché il curriculum non ha raggiunto neppure la sufficienza. Tra questi c’è anche il curriculum din un professionista conosciuto su base regionale, l’ingegnere Giorgio Marone, già direttore generale di Molise Acque, le cui qualifiche però, tanto per fare un esempio, raggiungono un punteggio tale da essere ammesso ad un bando da dirigente nella Regione Lombardia. Ora in corsa sono rimasti in tre: un professionista di Campobasso e due di Riccia, il paese di Micaela Fanelli, segretaria regionale del Partito della meritocrazia. Attendiamo di sapere chi sarà il meritevole vincitore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessanti anche:

Isernia, scelti i racconti più belli del concorso “Un Museo da Favola”

Nei giorni scorsi, la commissione giudicatrice del concorso letterario “Un museo da favola…