Poco meno di tre settimane, poi gli elettori del Pd, iscritti, simpatizzanti o infiltrati che siano, dovranno scegliere chi indicare alla segretaria del partito tra Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.
La sfida tra l’ex premier, il guardasigilli in carica e il governatore della Puglia, ha già vissuto un primo atto, con il voto dei circoli che ha di fatto messo il sigillo su un dato pienamente annunciato alla vigilia: l’affermazione di Renzi nella quasi totalità del Paese.
La conquista della segreteria di via del Nazareno, oltre alla guida del partito democratico, porta con sé come da Statuto la candidatura in pectore per la premiership. Va da sé che ripercussioni dopo il 30 aprile ci saranno anche in periferia, dove i sostenitori delle tre mozioni si sfidano anche per consolidare primati o sovvertire gli equilibri.
In Molise i due parlamentari eletti nelle liste del Pd, hanno di fatto preso strade diverse, ma condividono la scelta di opporsi a Renzi, e di rimbalzo al governatore Frattura. Il deputato, Danilo Leva, ha aderito al Movimento democratici e progressisti, guidato dagli scissionisti Speranza e Bersani. Il senatore Roberto Ruta sostenendo la corsa del presidente di Regione Puglia. Ma entrambi hanno già cominciato a disseminare di chiodi la strada che Paolo Frattura vorrebbe ripercorrere verso palazzo Vitale.
La candidatura alle presidenziali della Regione, dicono Leva e Ruta, deve passare dalle primarie. Un percorso che il governatore ha mostrato di condividere, ma che ogni giorno che passa si arricchisce di nuovi ostacoli. Il consigliere comunale di Campobasso, Pino Libertucci, ha espresso il suo sostegno alla mozione Orlando, rivendicando un riposizionamento a sinistra del Pd. Ma la richiesta di non ricandidare chi oggi è seduto sulle poltrone del consiglio regionale nelle liste del partito democratico, più che un paletto politico ha le sembianze di una miccia collegata alla poltrona della segretaria Micaela Fanelli. Renzianissima della prima ora, con lei lo stesso Frattura e l’altra deputata Laura Venittelli, ha nelle mani un cerino acceso in una stanza piena di polvere da sparo.
Occorre – ha chiesto Libertucci – aprire un dibattito sulla opportunità di non ricandidare chi non è stato in grado di risolvere i problemi della sanità, delle strade, del lavoro e dello sviluppo della Regione. A leggere bene il suo documento non sembra ce l’avesse solo con i consiglieri. Se la sfida parte così, si profilano, nel centrosinistra, un’estate e un autunno di fuoco. E la campagna elettorale pare già aperta.

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