Sarà la Procura di Campobasso, competente per vicende riguardanti il terrorismo, a fare luce sulla vicenda dell’afghano di 35 anni finito in isolamento nel carcere di Isernia. Si vuol capire se ci si trovi di fronte a un mitomane, oppure se l’uomo abbia davvero dei contatti con cellule estremiste islamiche. Certo è che gli inquirenti, oltre a mantenere il più assoluto riserbo, data la delicatezza del caso, ci vanno molto cauti con questa storia. Fino a una settimana fa lo straniero è stato ospite di un centro d’accoglienza della provincia di Isernia. La situazione è cominciata a sfuggire di mano quando è stato espulso dalla struttura per via di alcuni comportamenti ritenuti anomali. Un provvedimento, questo, che ha comportato anche la revoca del pocket money, la paga giornaliera. L’afghano ha reagito aggredendo il gestore del centro, ma subito dopo i Carabinieri lo hanno arrestato per tentata estorsione. Una volta in carcere l’uomo ha cambiato atteggiamento, passando quasi tutta la giornata raccolto in preghiera. Poi alcune frasi che hanno indotto a prendere provvedimenti: prima ha minacciato di farsi saltare in aria nella struttura di Ponte San Leonardo con una cintura esplosiva, poi ha rincarato la dose dicendo che avrebbe tagliato le gole di tutti gli occidentali infedeli che gli sarebbero capitati a tiro. In queste ore gli investigatori stanno raccogliendo informazioni, testimonianze ed eventuali prove sia nel centro d’accoglienza che lo ha ospitato fino alla settimana scorsa, sia nel carcere di Isernia. Sotto la lente tutti i suoi effetti personali, compreso lo smartphone: potrebbe aiutare a chiarire una volta per tutte se effettivamente l’uomo abbia avuto contatti con gruppi o persone sospette, oppure se le sue frasi inneggianti ad Allah siano state pronunciate per tentare di intimorire gli agenti di Polizia penitenziaria e gli altri detenuti.

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