di PASQUALE DI BELLO

Come era inevitabile, il parere del Ministero della Salute sulle Carresi, reso previo concerto con quello dell’Agricoltura, ha riacceso le speranze di tre popoli la cui storia era prossima ad estinguersi sotto gli attacchi congiunti di una macchinazione infamante, quella che pretendeva di equiparare i tre popoli a tre comunità di barbari, e al maldestro tentativo di umanizzazione degli animali da parte della lobby animalista, quella degenere che ha fatto diventare gli animali oggetto di un culto e di una religione laica che non poggia su nessun presupposto, specie in Natura. Ma questo è un argomento sul quale non vale più la pena di soffermarsi, poiché tanto è già stato detto e scritto in passato.

Oggi, invece, bisogna concentrarsi sulla novità rappresentata dal parere del Ministero. Al di là di ogni congettura e possibile elucubrazione, il parere chiarisce una cosa in maniera inequivocabile: i cavalli utilizzati nella Corsa dei Carri, per la funzione che svolgono, NON sono assimilabili a quelli che svolgono corse di pura velocità. A questa affermazione inequivocabile, il Ministero giunge dopo aver acquisito a sua volta il parere della Direzione Generale della sanità animale e dei farmaci, nonché quello del Centro di Referenza del Benessere Animale dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia. Questo è sufficiente a sottrarre la questione alla recente normativa del 2016, quella che, inasprendo l’ordinanza Martini, ha stabilito il divieto di utilizzo di cavalli purosangue nelle manifestazioni popolari. Punto. La storia finisce qui. Ogni altra considerazione è pura e sterile accademia che non porta da nessuna parte. Laddove il Ministero – proseguendo nel parere – scrive che la normativa in esame “non sembra trovare applicazione al caso di specie” utilizza una formula meramente tecnica. In italiano, quello che è scritto, è molto semplice: il NON SEMBRA, si riferisce al soggetto Ministero. La frase contenuta nel documento significa solo questo: al Ministero, non sembra che la Corsa dei Carri trainati da buoi rientri nel divieto formulato dalla ordinanza Martini, seppure inasprita. Ed è logica come formulazione, non potendo il ministero interpretare il pensiero di altri (ma chi, poi?) soggetti.

Oltre questo non c’è niente, se non le suggestioni e le paure che, pur in buona fede, aleggiano e serpeggiano su questa vicenda. Quanto alla chiusa finale del parere, laddove si parla di garanzia dei requisiti di sicurezza e di benessere animale previsti dalla normativa vigente, essa non influisce minimamente sulla celebrazioni delle Carresi, poiché proprio quella “garanzia” che viene invocata è ampiamente soddisfatta dal Disciplinare di gara in vigore dallo scorso anno. Documento che ha ricevuto, tra le altre cose, l’apprezzamento anche dell’Autorità giudiziaria, la medesima che in precedenza aveva proceduto al sequestro di stalle e animali il 25 aprile 2015. La medesima autorità, Martini e oltre Martini, non ci risulta abbia cambiato parere.

Correre la Carrese, quindi, è un dovere e un atto di coraggio. Non farlo sarebbe un atto di codardia la cui responsabilità, a questo punto, non starebbe più in nessuna lobby animalista oppure in una normativa strampalata che non tiene in minimo conto il sentimento popolare e il “benessere” identitario di una comunità. La colpa sarebbe di tre popoli che si dimostrerebbero indegni di una tradizione portata avanti nei secoli da uomini e donne coraggiosi, fieri e orgogliosi della propria Storia.

Correre la Carrese è un atto di coraggio, quello del piccolo Davide che vive a San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi, contro il grande Golia che staziona nelle coscienze dei pavidi. E’, in ultima analisi, un atto di disobbedienza civile alla regola non scritta della paura. L’unica a bloccare una Storia che non può più subire tentativi di intimidazione, suggestioni paralizzanti e compromessi al ribasso come la “corsa mutilata” che stava per celebrarsi a San Martino in Pensilis. Chi ha coraggio, lo dimostri ora. Le Carresi non le vieta nessuno: né la normativa Martini, né alcuna Procura. Il Disciplinare di gara, dopo il parere del Ministero, basta e avanza.

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