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Apertura - Attualità - Evidenza - QD - Regione - 10 Marzo 2017

Sanità pubblica, Frattura taglia tutto: si va verso la desertificazione ospedaliera

Sanità molisana, finalmente finisce il mistero. È stato infatti pubblicato sul sito della regione Molise il decreto commissariale firmato da Paolo Frattura con il riassetto della rete ospedaliera regionale. Fino ad oggi tutti fantasticavano su tagli, reparti svaniti, primariati aboliti e posti letto. Oggi la realtà delle cifre viene fuori ed è ancora più crudele di ogni previsione. Frattura, come al solito, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Il taglio dei reparti e dei posti letto della sanità pubblica è pesantissimo e selvaggio. Si pensi che spariscono del tutto servizi e reparti storici, che avevano fatto della sanità pubblica molisana un punto di riferimento anche per le regioni vicine, come, solo per fare un esempio oculistica. Ma veniamo ai posti letto, il vero salvadanaio dell’erogazione dei fondi regionali, la divisione numerica tra ospedali pubblici e privati dice la verità meglio di ogni commento. Allora al Molise, dopo la cura Frattura, restano solo 891 posti letto operativi, 24 ore su 24, e 105 in ospital day, per un totale di 996. Quindi, 891 posti letto operativi realmente per una popolazione di 300mila abitanti, quanti ne fa il Molise. La divisione tra gli ospedali pubblici e quelli privati è la seguente: 534 agli ospedali e 357 ai privati. In matematica, il 59,9 per cento al pubblico e il 40,1 per cento al privato. Per privato intendiamo Neuromed, Cattolica, Villa Ester, Villa Maria e Gea di Isernia. Una percentuale che dice tutto da sola. Non esisiste in nessuna altra regione d’Italia, dove al massimo si arriva al 20 per cento per il totale dei privati. Frattura, ancora una volta, ha fatto quello che gli pareva, destrutturando la sanità pubblica a vantaggio di quella privata. Senza considerare che tutti i posti letto dati ai privati sono per la gran parte posti letto tolti ai molisani perchè i privati ospitano nelle loro corsie pazienti prevalentemente di fuori regione. Per non parlare dei servizi, cancellati o spariti. Spariscono i posti letto di oncologia dal Cardarelli di Campobasso, così come dal Veneziale di Isernia spariscono Otorino e Urologia. Nefrologia funzionerà solo al Cardarelli, come Endocrinologia e Malattie Infettive. E qui occorre fare una sottolineatura. In tutta la regione Molise ci saranno solo due posti letto, a Campobasso per gli infettivi, in una realtà territoriale, come la nostra, che ospita migliaia di profughi ad alto tasso di malattie infettive. Chirurgia vascolare ci sarà solo al Cardarelli e al Neuromed, la cardiochirurgia solo alla Cattolica e così via. Insomma una decimazione di posti letto, posti di lavoro e chiaramente opportunità di guarigione per i poveri malati molisani che continueranno, come prima e più di prima, ad emigrare per farsi curare. Che dire la cura di cavallo imposta da Frattura a danno della sanità, ma solo quella pubblica, molisana, ha prodotto il suo effetto principale: ha ridotto i costi, nello stile del presidente, ma a vantaggio dei privati e a danno del pubblico. Tutte cose sapute e risapute, criticate pesantemente anche da un parlamentare del Pd, come Roberto Ruta, e per cui un medico come Lucio Pastore, che ha avuto il coraggio di protestare ad alta voce contro la demolizione della sanità pubblica, è finito anche sotto procedimento disciplinare. Ora la D’Innocenzo, la dirigente generale con laurea in infermieristica, che insieme a Frattura ha preparato il decreto, se ne va, la sua apparizione in Molise – metaforicamente – è stata come quella di Attila, quello che dove passava non cresceva neanche più l’erba.

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