andrea pardiLa notizia degli arresti eseguiti dalla Guardia di finanza di Venezia nell’ambito di un un’inchiesta della Dda di Napoli su un presunto traffico internazionale d’armi, ha destato stupore e incredulità a San Pietro Avellana. Il perché è presto detto. Uno degli indagati, Andrea Pardi, amministratore di una società con sede a Roma che commercia elicotteri, è originario proprio del paese altomolisano. La sua famiglia è molto conosciuta, stimata e benvoluta a San Pietro Avellana. Anche lui è molto legato alla sua terra d’origine, tant’è che un paio d’anni fa aveva bussato alle porte del Comune per presentare un progetto che prevede il recupero di una vecchia fabbrica di mattoni – ormai in degrado – per trasformarla in un eliporto specializzato nel soccorso sanitario. Ma ora con questa inchiesta di mezzo, il progetto rischia perlomeno di subire una battuta d’arresto. Andrea Pardi – già sotto i riflettori di una puntata di Report poco più di un anno fa – è accusato di aver compiuto, nel 2015, atti idonei ad esportare in Libia elicotteri militari di fabbricazione sovietica, fucili d’assalto, missili e materiale dual use, cioè progettato per usi civili ma che può essere impiegato anche in ambito militare. Tutto questo lo avrebbe fatto senza le autorizzazioni ministeriali previste. E che mai avrebbe potuto ottenere, visto che il Paese africano è sottoposto a embargo internazionale. Oltre a lui sono stati arrestati anche un cittadino libico, Mario Di Leva, e la moglie Anna Maria Fontana, residente a Pescasseroli. La coppia, originaria di San Giorgio a Cremano, ha fatto un certo scalpore per via della conversione all’Islam. Sui due pendono accuse gravissime: dal 2011 al 2015 hanno ceduto armi da guerra e altro materiale militare in Libia e in Iran attraverso società estere riconducibili a loro.

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