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domenica, Aprile 14, 2024

Sanità, verso la privatizzazione i servizi di pediatria e neonatologia

AperturaSanità, verso la privatizzazione i servizi di pediatria e neonatologia

di PASQUALE DI BELLO

Gara d’appalto dell’ASREM per l’affidamento di servizi sanitari per l’area di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso. Valore complessivo dell’operazione 171mila euro per quattro mesi rinnovabili per altri quattro. Si conferma la tendenza regionale a privatizzare ed esternalizzare servizi fondamentali per la salute dei cittadini. Alla logica del miglior servizio da garantire, viene sostituita quella del minor costo da sostenere.

Tecnicamente si chiama STEN e l’acronimo significa Sevizio di Trasporto Emergenza Neonatale e serve a garantire assistenza immediata nel caso in cui si verifichi un parto con complicazioni per il neonato. E’, in poche parole, un servizio dal quale può dipendere la vita o la morte di un bambino. La logica vorrebbe che una tale attività fosse garantita internamente, sempre e comunque, da un presidio pubblico ospedaliero e invece le cose in Italia, e il Molise non fa eccezione, vanno sempre in direzione ostinata e contraria alla logica. A meno che la logica non sia quella della privatizzazione. Accade così che un servizio di tale importanza venga affidato a operatori privati perseguendo la logica del minor costo e non quella della migliore assistenza. Con un bando varato a fine dicembre, l’ASREM ha indetto una gara d’appalto per l’affidamento di servizi sanitari per l’area di pediatria e neonatologia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. La somma a disposizione è di 171mila euro per quattro mesi rinnovabili per altri quattro. In questo tempo la ditta aggiudicatrice dovrà garantire 64 turni di 12 ore per l’area di pediatria e 48, sempre da 12 ore, per quella di neonatologia. Inoltre, sempre la ditta aggiudicatrice, dovrà mettere a disposizione una propria ambulanza per tutta la durata del servizio. In pratica, per fare un esempio, un parto prematuro verificatosi ad Isernia dovrà essere preso in carico da chi gestisce questo servizio, assicurando che il neonato venga trasportato per le necessarie cure presso l’ospedale Cardarelli. Un servizio quindi complesso che coinvolge più professionalità e che, ribadiamo, dovrebbe essere garantito sempre e comunque dalle strutture pubbliche. La parola pubblico, tuttavia, in termini sanitari e diventata una bestemmia e come tale impronunciabile e da condannare. Al di là di un evidente processo di privatizzazione che ogni giorno stacca pezzi di sanità pubblica affidandoli a privati, viene da chiedersi: cosa accadrà dopo i quattro mesi e l’eventuale proroga? Posto che il servizio in questione è destinato a garantire l’incolumità del bambino e della mamma, cosa accadrà in Molise scaduti i quattro o , eventualmente, gli otto mesi? Quello varato dall’ASREM è un provvedimento monco dal sapore drammaticamente provvisorio, un tentativo maldestro, come tanti di mettere una toppa ad un buco. E le toppe molisane, ormai è noto, sono sempre e infinitamente peggiori dei buchi che si vogliono nascondere.

 

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