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Attualità - Evidenza - 17 Gennaio 2017

Comitati e associazioni per acqua pubblica: “Ora la Regione avvii un dialogo con il territorio”

acqua_pubblicaIl Tar Molise ha cancellato il decreto della Regione che istituisce l’Egam. Un risultato accolto con grande soddisfazione dai 16 comuni ricorrenti rappresentati dagli avvocati Massimo Romano, Pino Ruta e Margherita Zezza. «Abbiamo lottato e lottiamo per difendere quello che è un bene pubblico» hanno sempre ribadito. Soddisfazione espressa anche dalle associazioni e gli attivisti per l’acqua pubblica di Termoli. «Abbiamo sempre offerto supporto e collaborazione all’amministrazione regionale – hanno sostenuto in una nota – fornendo prima un modello di statuto rimodulato per Molise Acque, per rendere l’ente qualificato a gestire tutto il servizio idrico integrato; poi studiando e stendendo una proposta di legge regionale per garantire un governo totalmente pubblico e monitorato attentamente dai cittadini su base partecipativa. Ma nessuno degli strumenti proposti – hanno aggiunto dal Comitato Acqua Pubblica di Termoli e del Forum Regionale dei Movimenti Per l’Acqua – è mai stato preso in considerazione».
Associazioni e attivisti, dopo questa sentenza, sperano che si riapra la discussione e che la Regione tragga insegnamento dalla vicenda e si renda conto che il tema dell’acqua non si può liquidare in solitaria e con l’arroganza di chi non vuole considerare le posizioni lontane dalle proprie. «Oltretutto – hanno continuato – sarebbe bastato operare con un po’ più di attenzione e magari incontrare chi aveva idee diverse per evitare questa figuraccia».
Insomma, l’auspicio è che adesso parta il dialogo con il territorio per portare in Consiglio una legge che cancelli la parola profitto dalla gestione dell’acqua, chiuda la porta alle norme del diritto privato e soprattutto le apra alla partecipazione della popolazione sia nella gestione sia nel suo controllo: perché l’acqua è un bene comune universale».
Comitato termolese e Forum regionale per l’acqua pubblica hanno ribadito la collaborazione immediata con i comuni promotori del ricorso, e chiedono alla Regione un incontro, subito, perché venga considerato il disegno di legge da loro elaborato. «Perché – hanno concluso – tutti siamo tenuti a ricordare che si scrive acqua e si legge democrazia».

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