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Cardarelli – Cattolica, integrazione in alto mare. Rischia di saltare il Piano operativo

di PASQUALE DI BELLO

Integrazione Cardarelli – Cattolica: doveva essere tutto pronto per fine anno, poi Frattura ha spostato i termini alla metà di gennaio ma la data slitta ulteriormente alla fine del mese. E’ il sintomo di un percorso ad ostacoli e pieno di incognite che rischia di naufragare. L’integrazione tra la struttura pubblica e quella privata, è una delle condizioni imposte dal Tavolo romano e dalla Conferenza Stato-Regioni per la piena applicazione del Piano di riordino sanitario voluto da Frattura.

Quella tra Cardarelli e Cattolica rischia di diventare la b novella dello stento, una sorta di fabbrica di San Pietro dove nessuno arriverà mai a mettere l’ultimo mattone. Eppure il presidente della regione Molise e commissario ad acta per la Sanità, Paolo di Laura Frattura, aveva giurato insieme a tutta la corte celeste sparsa nei palazzoni super riscaldati dell’Asrem che il piano di integrazione tra la struttura pubblica e quella privata sarebbe stato pronto alla fine dell’anno che si è appena chiuso. Poi aveva spostato la data a metà gennaio 2017 e infine – queste sono le ultime notizie disponibili – alla fine del mese del mese in corso. Se tanto mi da tanto, non sono da escludere ulteriori proroghe, indice inequivocabile di un percorso tutto in salita e ricco di incognite, un itinerario che rischia di naufragare e portare con se nella fossa l’intero Piano operativo di riordino sanitario tanto voluto da Frattura e Marinella D’Innocenzo, direttore generale della Salute in Molise. Insieme ai due, a formare un quadrumvirato da decine di migliaia di euro al mese, il direttore Generale dell’Asrem, Gennaro Sosto, e il sub commissario alla Sanità, Gerardo Di Martino.
E’ in questo quadrilatero umano che si incrociano quindi i destini e la salute dei molisani. Da quanto è trapelato, nelle prossime ore dovrebbe tenersi proprio a Campobasso un incontro tra i vertici della Sanità molisana e quelli della Cattolica. L’esito dell’incontro è un’incognita, nonostante i sorrisi a trentadue denti che arrivano dalla direzione generale della Salute. Il dato di fatto inequivocabile è quello che ad oggi non è stata rispettata la scadenza del 31 dicembre 2016 e nemmeno quella del 15 gennaio 2017. Termini ordinatori, come direbbero i cultori del diritto, ovvero che non valgono un fico secco. Prima o poi, però, qualcuno farà notare a Frattura che la sorte del suo Piano operativo non potrà rimanere sospesa in eterno come l’angelo del presepe, né in cielo né in terra. Se salta l’accordo salta tutto e se salta tutto saltano anche i soldi della solidarietà regionale arrivati attraverso la Conferenza Stato – Regioni: oltre settanta milioni che insieme ad un mutuo stratosferico e al taglio indiscriminato di tutto il tagliabile hanno rimesso una parvenza d’ordine nei conti sanitari. Il barometro per il momento segna calma piatta, ma potrebbe virare in tempesta, specie se Frattura insistesse sul taglio al budget della Cattolica e perseverasse nella sua comica idea di mettere nelle mani di un governo pubblico una struttura privata.

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