pronto-soccorsoIS-300x222Siamo arrivati al punto in cui gli intasamenti al pronto di isernia non fanno più notizia. Eppure lì dentro c’è gente che ha problemi seri. Ci sono persone in carne ed ossa, che necessitano di essere ricoverate. Non è normale che una donna di 63 anni resti parcheggiata lì per sei giorni, prima di rimediare un posto letto in un reparto qualsiasi. Eppure accade questo e molto altro, come del resto testimonia quanto accaduto a Nola. Gente nei corridoi, adagiata sulle barelle, curata alla meno peggio. A Isernia il nervosismo si tasta con mano. Sia tra gli utenti in estenuante attesa, sia tra medici e infermieri: sono rimasti in pochi e riuscire a far fronte a tutte le richieste diventa impossibile. Ma alla fine sono loro a pagare le conseguenze di certe scelte politiche, dice amareggiato Lucio Pastore, portavoce del comitato Bene Comune Veneziale: “Queste problematiche le abbiamo vissute e continuiamo a viverle – scrive sul suo profilo Facebook – sappiamo a cosa va incontro un pronto soccorso con iperafflusso di pazienti e senza risposte organizzative da parte della politica. Più volte abbiamo documentato il disagio e il pericolo di dover operare in questo modo e la risposta – sottolinea – è stata quella di ridurre ulteriormente personale e mezzi. Si cedono posti letto a strutture private per permettere alle stesse di guadagnare e poi ci si lamenta che le liste di attesa sono infinite e il pronto soccorso intasato. Tutto questo è originato da scelte politiche ed è assurdo colpevolizzare chi cerca di dare risposte in condizioni critiche. Così il sistema sanitario è destinato al fallimento. E forse proprio questo si vuole, per trasformare definitivamente la salute in merce. Se non si reagisce subito – conclude Pastore – significa che abbiamo deciso di cedere il diritto alla salute agli interessi di chi deve lucrarci sopra”.

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