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Apertura - Evidenza - Regione - 2 Gennaio 2017

Regione, Province ed Asrem: ‘pulizia etnica’ dei precari

presidio-protezione-civile-2-aprile-1024x576Dalla pubblica amministrazione non è mai andato via nessuno. Questo era un luogo comune, in Italia e in Molise. Entrare, anche di sbiego, o in modo saltuario, tra i pubblici dipendenti di Stato, Poste, Ferrovie, Scuola, Regione e compagnia bella, quasi sempre significava garantirsi il posto fisso e fino alla pensione. Tutto questo fino al 2008, quando è iniziata la grande crisi finanziaria mondiale, che in Italia ancora non viene superata. Ma, nonostante ciò, lo Stato italiano non tradisce e così i precari della scuola – tra mille difficoltà e trasferimenti vari – stanno trovando o ritrovando il loro lavoro, mentre i quarantamila lavoratori a tempo determinato, degli altri enti e ministeri, hanno dovuto aspettare il decreto Milleproroghe del 30 dicembre scorso per tirare un sospiro di sollievo e vedersi confermata la loro provvisorietà che, anno dopo anno, sta diventando sempre meno aleatoria. Tutto al rovescio, invece, in Molise, dove la crisi finanziaria, legata al taglio dei trasferimenti e alla ridistribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, è stata scaricata direttamente e senza alcuna possibilità di trattativa, sulle spalle di centinaia di precari di enti regionali, Asrem e Province. Tutti mandati a casa, tutte famiglie che hanno passato il Natale più triste della loro vita, in quanto il precario tipo molisano non è un giovanotto laureato di 25-30 anni, che può fare le valige e andare a cercarsi un lavoro all’estero. In genere è un quaranta-cinquantenne, con moglie, figli e mutuo a carico che, dall’oggi al domani, s’è ritrovato senza nulla, con il paradosso di far ricorso ai genitori pensionati. Sia Frattura, che Battista e Coia, scaricano tutte le colpe sui tagli del governo centrale, ma se si guarda al di là dei confini regionali, si scopre che in altre realtà: Regioni, Asl, enti sub regionali e Province hanno rinnovato tutti i contratti dei precari, anche di fronte a cambi di governo locali. In Molise, no. Non si fa così. I precari vanno a casa, tutti. Eclatanti i casi di Protezione Civile, Asrem e Centri per l’Impiego. Poi si vedrà chi e quando riassumere, sempre come precario, ovvero a tempo determinato. Sembrerebbe tutto in regola, tutto tragicamente semplice e scontato, se non fosse che i precari molisani, mandati a casa, spesso vengono etichettati come ‘quelli assunti al tempo di Iorio’. Gente che perde il lavoro semplicemente perchè le è stata attribuita un’etichetta politica e che magari Iorio, o gli amici dell’ex presidente, neanche li conosce. Cose del genere possono succedere in Turchia, dove Erdogan ha epurato la pubblica amministrazione da tutti i presunti amici del suo avversario politico, ma è giusto che accadano in Italia e in Molise, sulla pelle di precari che alla Regione, alla Protezione Civile, all’Asrem, in tanti enti – e nelle Province – mandavano avanti interi uffici e servizi? Oltretutto, accadono mentre il governo centrale rinnova tutti i contratti dei precari e dopo che tante altre regioni e province hanno fatto la stessa cosa. Allora è vero che in Molise con la scusa del precariato si vuol fare pulizia etnica? Lo sapremo presto, perchè le elezioni si avvicinano e vedremo se i precari che verranno assunti saranno quelli mandati a casa o gente di altra etnia.

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