frattura-renzi-380x290La questione referendaria irrompe con forza anche nella politica regionale e negli equilibri assai precari della maggioranza che sostiene Frattura. I numeri sono impietosi con il governatore del Molise che – obtorto collo – deve allinearsi a Renzi e fare propaganda per il Sì. Del resto, il premier un avvertimento a Frattura lo ha già lanciato, affermando in pubblico che i consiglieri regionali molisani del Pd non si battono per il Sì al referendum perchè non hanno alcuna intenzione di abbassarsi la paghetta mensile, che li vede al primo posto in Italia, con l’indennità più alta di tutti. Renzi non ha detto che Frattura non conta nulla, ma è evidente che lo abbia platealmente sfiduciato, facendo capire che il presidente del Molise, suo sodale e grande sostenitore, deve cambiare marcia e convincere la sua maggioranza a schierarsi per il Sì. Più facile a dirsi, cha a farsi. Oggi Frattura appare tragicamente, o comicamente isolato, dipende dai punti di vista. Non se lo fila nessuno. Un esempio per tutti, uno cone Salvatore Ciocca, al suo fianco dal primo momento, oggi è uno dei più accesi sostenitori del No. Delle due, l’una: o Frattura ha perso ogni capacità di persuasione sui suoi compagni d’avventura o c’è qualcosa che comincia a scricchiolare e pesantemente nella sua maggioranza. Proprio Ciocca ha tirato fuor i numeri, a Isernia, nel corso dell’incontro con il costituzionalista Guido Calvi. Dicendo, davanti a tutti che, attualmente, tra i 21 di Palazzo Moffa, solo in tre sono per il Sì, restano in due sono al fianco di Frattura: per la precisione il vicepresidente Facciolla e il consigliere Di Nunzio. Tutti gli altri sono per il No. Renzi ha riscoperchiato una pentola già scoperchiata dalle Iene, portando di nuovo il Molise all’attenzione nazionale come esempio negativo: sono per il No perchè non vogliono ridursi lo stipendio. Ci sarà sicuramente anche la questione dell’indennità da favola che prendono, dietro la ritrosia a votare Sì dei nostri consiglieri regionali, ma è altrettanto evidente che c’è anche un discorso politico dietro l’evidente scollatura tra Frattura e i suoi sodali. Uno scollamento pericoloso, per lui, che si avvia all’appuntamento del 4 dicembre con la stessa aria di un condannato che entra nel braccio della morte. Cosa accadrà se in Molise il No andrà oltre la media nazionale? Quali saranno le ripercussioni all’interno di un Pd già spaccato e triturato tra una dirigenza che gioca a nascondino e un’opposizione feroce, guidata da due parlamentari? È chiaro che tra due settimane non si deciderà solo il destino di Renzi, se va a casa lui, è possibile che, dopo un annetto gli farà compagnia anche Frattura, tanto più che gli ultimi sondaggi realizzati da Scenari Politici, per il Molise vedono come primi i Cinque Stelle, con il 33,9 %, poi il Centrosinistra, con il 29,9 e infine il Centrodestra, con il 22,6. E se è vero che Cinque Stelle e Destra sono per il No, le conclusioni sono preoccupanti assai per l’attuale governatore del Molise.

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