img_9360 img_9352 img_9353 img_9357 img_9358 Domenica prossima, 20 novembre, Papa Francesco chiuderà la Porta Santa della Basilica di San Pietro a conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia. In questi giorni le Diocesi di tutto il mondo hanno rinnovato questo gesto simbolico, ma lasciando aperto il senso e il significato di questo anno speciale, quello dell’accoglienza, dell’ascolto e dell’apertura verso l’altro e chi ha bisogno rafforzando le relazioni e i rapporti. Nella Cattedrale di Termoli è stata celebrata una messa di ringraziamento presieduta dal vescovo, Gianfranco De Luca alla presenza di quasi sessanta sacerdoti provenienti da tutte le parrocchie della Diocesi e a numerosi fedeli che hanno affollato la chiesa e hanno potuto seguire anche all’aperto la funzione su un maxi-schermo. Prima della messa, animata dal coro diocesano diretto dal maestro Paolo Tarantino, si sono susseguite alcune significative testimonianze dai luoghi dove sono state aperte altre Porte Sante come il carcere, l’hospice, le case di riposo, la cittadella della carità, le comunità di riabilitazione, l’ospedale e altre realtà.

”Abbiamo voluto più sottolineare il concetto di ringraziamento a conclusione dell’anno della misericordia – ha osservato il vescovo De Luca – perché se è vero che la porta della Cattedrale cessa di essere porta santa nell’anno della misericordia è altrettanto vero che tutte le altre porte che abbiamo aperto durante l’anno restano aperte perché sono luoghi in cui possiamo testimoniare e accogliere quella misericordia che abbiamo ricevuto”.
Il vescovo ha spiegato che ”il Papa ha voluto rincentrare la nostra vita su Gesù crocifisso, sulla follia della croce che è la fonte di una vita nuova, di un modo di essere uomini e di vivere relazioni nuove, che sono caratterizzate dalla misericordia e dal perdono. Da qui – ha aggiunto – dobbiamo ripartire e continuare ad attraversare tutte le porte, per prime quelle del nostro cuore, facendole attraversare da Dio, poi quelle del cuore dei nostri fratelli, ma sempre con la misericordia e non con il giudizio e l’esclusione, ma con l’accoglienza e la condivisione”.

Da qui anche un messaggio per il futuro: ”Penso che questi piccoli processi, perché si tratta di piccoli processi quelli che abbiamo messo in atto, vorrei che continuassero e diventassero cammini, percorsi. Se dovessi scrivere una lettera al Papa, oltre al grazie infinito per questo anno che ci ha donato, gli chiederei di proseguire. Proseguire questa possibilità, anche dell’attraversamento delle porte Sante con l’indulgenza plenaria proprio perché la nostra società ha bisogno della misericordia. Se c’è una malattia oggi, specifica del nostro tempo – ha concluso De Luca – è la malattia che attacca e aggredisce le relazioni. Bisogna coltivare delle relazioni improntate sull’ascolto e sulla accoglienza questo è il messaggio che deve arrivare perché solo così si può trasformare la società”.

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