Home Attualità Referendum, Guido Calvi a Isernia: “Votare No per difendere la democrazia”
Attualità - Evidenza - QD - 14 Novembre 2016

Referendum, Guido Calvi a Isernia: “Votare No per difendere la democrazia”

guido-calviVotare Sì al referendum significa dare il via libera a un vero e proprio rischio, quello che l’Italia si avvii verso un regime dittatoriale. Il motivo, presto detto: la nuova legge elettorale, combinata con l’abolizione del senato, conferirebbe a un solo partito, detentore della maggioranza alla Camera, il potere di fare quello che vuole, calpestando la democrazia. Insomma si tornerebbe agli anni 30 e alla riforma Acerbo che portò Mussolini al potere. L’avvertimento non è da prendere sottogamba, lo ha lanciato Guido Calvi, uno dei massimi giuristi italiani, ex parlamentare ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, insomma, non uno qualunque. L’intervento di Calvi, a conclusione di un interessante convegno dal tema: le ragioni del No al Referendum, organizzato dall’Ordine degli avvocati di Isernia, nell’aula consiliare del comune. A portare Calvi a Isernia, ci ha pensato Danilo Leva, ex responsabile del Forum Giustizia del Pd, che con Calvi ha una lunga frequentazione. Prima dell’intervento conclusivo dell’ex membro del Csm, sono intervenuti, con ampiezza di argomentazioni in favore del No, lo stesso Leva, e dopo di lui gli avvocati ed esperti di diritto: Moscardino, Formichelli, Colalillo e D’Alfonso. Da segnalare anche l’intervento a favore del No di Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale del Pd, e di Salvatore Ciocca, altro consigliere regionale schierato per il No che ha affermato che, alla Regione Molise, sono tutti contro il Sì, ad eccezione di Frattura, Di Nunzio e Facciolla. Insomma un’altra sconfessione plateale della linea politica di un Pd molisano, diviso tra un Sì di facciata a Renzi e un No di sostanza condiviso praticamente da tutti, a partire dal deputato Danilo Leva. Durante il dibattito sono state sviscerate tutte le ragioni per cui è necessario bloccare una riforma costituzionale che, insieme ad una legge elettorale peggiore della riforma Acerbo e della cosiddetta legge truffa, che non vide mai la luce, ma che portava la firma di De Gasperi, porterebbe l’Italia nelle mani del classico uomo solo al comando. E il nostro Paese deve trovare la forza, a decenni di distanza, di fermare il nuovo assalto ai palazzi del potere ad opera del blocco politico-economico che sostiene Matteo Renzi e i suoi progetti.

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