Un lungo procedimento giudiziario che si è concluso con una sentenza di assoluzione quello a carico dell’ex presidente, Michele Itribunale-campobasso1-937x660orio e dell’allora assessore regionale, Gianfranco Vitagliano. Accusati di abuso di ufficio per la vicenda legata alla cessione delle quote dello Zuccherificio del Molise sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste. Sedicesima assoluzione per Iorio, difeso dall’avvocato Arturo Messere, e accuse che nel tempo continuano a cadere in quello che è stato definito come un «calvario giudiziario». A difendere l’ingegnere Vitagliano, l’avvocato Gina Capuano,  che ha ribadito insieme a Messere la totale legittimità delle procedure seguite in merito alla rinuncia del diritto di prelazione sulla compravendita delle quote avvenute tra il socio privato Tesi e l’imprenditore Remo Perna. L’accusa, rappresentata dal pm, Luca Venturi, aveva chiesto una condanna a otto mesi.
”Loro – ha affermato l’avvocato Capuano – hanno operato sulla base di delibere di Giunta regionale basate su documenti istruttori e dotate dei pareri di legittimità, di conformità tecnico-amministrativa, alcune delle stesse corredate di relazioni redatte da professionisti esperti del settore, come nel caso del professor Francario. Quindi loro hanno operato nei limiti e secondo i dettami della legge”.
La Giunta, dunque, era competente. ”Assolutamente – ha osservato il legale – l’esecutivo aveva competenza a deliberare circa l’esercizio del diritto di prelazione, questo perchè è stata data un’errata interpretazione dell’articolo 6 del Consiglio regionale. In buona sostanza tale articolo demanda al Consiglio regionale la scelta se partecipare o meno a una società; tutto l’altro aspetto, quello attuativo ed esecutivo, invece viene demandato alla Giunta. Questo trova conferma e supporto nell’articolo 5 della legge regiimg_8546onale numero 1 del 2009 e in una serie di giurisprudenza amministrativa”.
Alla lettura della sentenza Vitagliano si è commosso. ”E’ stata una scarica di emozioni – ha concluso l’avvocato Gina Capuano – un misto di ansia pur nella consapevolezza di aver operato sempre nell’interesse pubblico”.

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