elezioni-regionali1Nuova legge elettorale regionale, se ne continua a discutere, ma senza troppa convinzione. Il prezzo da pagare, in tutti gli schieramenti, appare decisamente molto alto, per cui c’è la sensazione diffusa che, alla fine, si tornerà a votare con l’attuale sistema elettorale, ovvero il cosiddetto Tatarellum, in vigore dal ’95, che prevede il turno unico e l’elezione col proporzionale dell’80% dei consiglieri, sedici, e del restante 20%, quattro, con il listino maggioritario del presidente che vince. Un sistema che, con la riduzione da trenta a venti dei consiglieri regionali, decisa con legge nazionale nel 2011, ha comportato un grave squilibrio territoriale della rappresentanza, a danno della provincia di Isernia che, dopo 40 anni di autonomia regionale, ha visto scendere la sua delegazione dai sei-sette abituali consiglieri agli attuali due, non contando il terzo, Iorio, che è entrato come il più votato tra i candidati presidenti sconfitti. Tutti, a parole, dicono di voler eliminare questa evidente anomalia, tornando ad una rappresentanza più equilibrata e matematicamente giusta, che potrebbe essere quella di due terzi di consiglieri per la provincia di Campobasso e un terzo per quella di Isernia. Ma c’è anche un’altra ipotesi, abbastanza gradita a tutti gli schieramenti, quella del collegio unico regionale, che eliminerebbe tutti gli squilibri provocati dai due collegi, che nel 2013 hanno visto eleggere, per lo stesso partito, consiglieri regionali di Campobasso con meno voti dei loro colleghi di Isernia. Quindi il collegio unico potrebbe essere una base di partenza abbastanza condivisa, così come l’abolizione del listino maggioritario. Ma dove casca l’asino è sull’abolizione del voto disgiunto. Qui lo scontro è fortissimo, perchè i fautori dell’abolizione del voto disgiunto in un certo senso forzerebbero la scelta dell’elettore, costringendolo a votare per un presidente che potrebbero anche non gradire. Attualmente si può votare per consiglieri e presidenti di schieramenti diversi tra loro. Altra cosa che attualmente manca è la preferenza di genere, ovvero, nel caso di doppia preferenza su consiglieri della stessa lista, bisognerebbe stabilire che non può essere data a candidati di identico sesso. Ricapitolando: su tre dei quattro punti: collegio unico, abolizione del listino e preferenza di genere, l’accordo sostanzialmente c’è già in tutti i partiti. Le divergenze riguardano la paventata abolizione del voto disgiunto, nel qual caso si dovrebbe necessariamente andare al ballottaggio, e le percentuali minime di sbarramento. A fine mese Vincenzo Niro, a nome dei Popolari per l’Italia, ma anche in rappresentanza di parte dei consiglieri regionali che ne stanno condividendo le posizioni sul no al referendum, ha preannunciato la presentazione di una sua proposta di legge così articolata: turno unico; collegio unico regionale; abolizione del listino maggioritario; abolizione del voto disgiunto; preferenza di genere; sbarramento del 10% per le coalizioni tra partiti; sbarramento dell’8% per la coalizione formata da un solo partito; sbarramento del 4% per i partiti che fanno parte delle coalizioni di più liste. Niro presentaerà la sua proposta e poi si vedrà, come e quando andrà in discussione, ma almeno se ne comincia a parlare. (enzo di gaetano)

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