di PASQUALE DI BELLO

Arriva a Roma il progetto di integrazione Cardarelli-Cattolica. Nessuno ne conosce i dettagli, tenuti segreti dai vertici della Sanità. Si consuma l’ennesimo strappo autoritario che ha escluso attori del comparto sanità, rappresentanze sindacali e di cittadini da ogni processo decisionale.

Lunedì mattina, a Roma, i vertici della Sanità molisana presenteranno al Tavolo tecnico la proposta di integrazione tra l’ospedale Cardarelli e la vicina Cattolica. Ovviamente, come spesso capita alle vicende sanitarie regionali, a parte i vertici in questione nessuno conosce i dettagli di un progetto che per quel poco che è trapelato ha sollevato molte perplessità. Il Presidente della Regione, assessore alla Sanità e commissario ad acta, Paolo di Laura Frattura; il Direttore generale della Salute, Marinella D’Innocenzo, e il Direttore generale dell’Asrem, Gennaro Sosto, tengono le carte chiuse a prova di bomba nei rispettivi cassetti. Non sappiamo se al processo che ha portato al piano di integrazione abbia partecipato qualcuno per conto della Cattolica, di certo sono stati esclusi da ogni percorso di collaborazione gli attori del settore pubblico. A meno che tali non si considerino i soli vertici della Sanità come richiamati. Nessun confronto con medici, infermieri, operatori ospedalieri, rappresentanze di categoria, organizzazioni di cittadini, ovvero con tutti coloro su cui tale scelta produrrà i propri effetti. L’integrazione quindi, per come la si è concepita e perseguita, rappresenta l’atto di imposizione autoritaria di un ristretto cerchio di soggetti a carico di una intera comunità civile e politica. Non solo i cittadini molisani non sanno nulla ma la stessa classe politica (leggi Consiglio regionale) è stata completamente esautorata e annientata da questo golpe sottotraccia che va ormai avanti da mesi. Ma figuriamoci se in Regione qualcuno disturba il manovratore che garantisce ad un ceto politico in scadenza una retta che va dagli undici ai tredicimila euro al mese chiavi in mano. Viviamo in una regione talmente obnubilata dal cloroformio e dal conformismo dilaganti che nemmeno il caso del copiato all’Asrem è riuscito (per ora) a produrre una reazione degna di questo nome. In Molise puoi prendere parti di un progetto costruito dall’Asl di Salerno, copiarle in uno analogo documento sfornato col marchio dell’Azienda Sanitaria regionale del Molise, e scoprire che tutti si voltano dall’altra parte come se nulla fosse. Sarebbe interessante sapere se al Tavolo Tecnico qualcuno la racconterà questa barzelletta del copiato. Intanto accontentiamoci dei cassetti chiusi pagati centinaia di migliaia di euro ai vari Frattura, D’Innocenzo, Sosto e compagnia cantando. In Molise dormono tutti: partiti, movimenti, sindacati, intellettuali (se ce ne sono), organizzazioni cattoliche e proletarie, studenti, lavoratori. Un silenzio agghiacciante, quello che si leva, che è peggio dell’omertà, perché dettato non dalla paura ma dal piccolo tornaconto personale se non dalla sciatteria o da entrambe le cose messe insieme. A levarsi solo la voce fioca e solitaria del Forum per la Sanità pubblica, ormai ridotta al metabolismo basale. La deriva autoritaria in corso, il golpe della Sinistra “democratica” sembra non lo fermi più nessuno e coloro che per finta o per davvero c’avevano provato, oggi fanno da prototipo per fabbriche di monumenti ai caduti. Dispersi o caduti risultano infatti i parlamentari Ruta e Leva che sulla integrazione ed altri temi riguardanti la sanità avevano sollevato barricate e annunciato sfracelli. Di loro, come di altri, si è persa traccia. L’unico che continua a brandire l’ascia di guerra è il senatore Di Giacomo che rischia, di questo passo, di finire come l’ultimo giapponese nella giungla a cinquant’anni dalla guerra.

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