di PASQUALE DI BELLO

Sul rispetto della normativa antisismica da parte della Cattolica, la Direzione Generale della Salute ha ammesso di non avere documenti. Eppure nel Piano Operativo per il riordino della Sanità, la sicurezza dell’attuale Fondazione Giovanni Paolo II è data per certa. Svista, leggerezza, dilettantismo? Nulla che possa giustificare il gravissimo errore commesso da chi ha compilato il Piano. Tra questi, proprio la Direzione Generale della Salute guidata dalla dottoressa Marinella D’Innocenzo.

C’è una fantasma che si aggira tra i sacri palazzi della politica. Il fantasma è quello della verità. Una manina al momento non identificabile, ha statuito motu proprio, senza averne lo straccio di un documento, la massima rispondenza alla più recente normativa antisismica degli edifici che ospitano la Cattolica a Campobasso. La cosa, come da tempo andiamo ripetendo, è stata asserita e scritta nel Piano operativo per il riordino della Sanità sottoposto all’attenzione sia del Tavolo tecnico nazionale sia della Conferenza Stato-Regioni. Entrambi gli organismi romani hanno sinora dato per buono quello che da Campobasso è giunto sulle proprie scrivanie. Nessuno si è dato pena di verificare se le affermazioni corrispondessero al vero o fossero le semplici presunzioni di chi, chiamato a scrivere un documento fondamentale per il futuro del sistema sanitario regionale, e prim’ancora per la salute dei cittadini, ha agito sulla base di una presunzione, sotto l’effetto di una suggestione o nella assoluta consapevolezza di scrivere in assenza di documenti. Quello che non è venuto in mente ai romani è invece venuto a mente al Movimento 5 Stelle e al presidente del Forum per la tutela della Sanità pubblica, Italo Testa. Sta di fatto che interrogata la massima autorità in materia, la Direzione generale della Salute ha risposto con queste testuali parole: “Relativamente al collaudo statico della Fondazione Giovanni Paolo II, si informa che tali atti non sono in possesso della Direzione Generale per la Salute”. Firmato, Marinella D’Innocenzo, Direttore Generale.

Per i pochi che ancora non lo sapessero, vale la pena di ricordare che la dottoressa D’Innocenzo è,  insieme al Presidente della Regione e Commissario ad acta, Paolo di Laura Frattura, la principale artefice del Piano operativo  destinato a rivoluzionare la Sanità molisana. Uno dei cardini di questa rivoluzione è l’integrazione tra la principale struttura pubblica molisana, l’ospedale Cardarelli di Campobasso, e la principale struttura privata, la Fondazione Giovanni Paolo II, per brevità chiamata Cattolica. Alla base della scelta operata dalla coppia Frattura-D’Innocenzo, la asserita maggior sicurezza della Cattolica rispetto al Cardarelli, quella che giustificherebbe il trasferimento di interi reparti. Tra questi, ad esempio, quello di Oncologia.

All’ordine del giorno non è però il tema dell’integrazione né quello della sicurezza in senso stretto. Il tema oggi in agenda, e sul quale va fatta massima chiarezza, è quello di appurare chi e perché abbia inserito nel Piano operativo informazioni fondamentali di cui non disponeva. Sviare la questione, come pure è stato fatto, sulla effettiva rispondenza della Cattolica alla normativa antisismica, è un espediente dialettico a conferma dell’idea che taluni hanno del popolo molisano: quello di gente con l’anello al naso.  Nessuno ha affermato che la Cattolica non risponda alla normativa antisismica vigente al tempo della sua costruzione. La stessa struttura privata, nei giorni scorsi, con una propria nota si è affrettata a precisarne la rispondenza agli standard di sicurezza. La domanda che è stata posta, e alla quale ancora nessuno risponde, è semplice e la ripetiamo: chi ha attestato all’interno del Piano operativo la rispondenza della Cattolica alla normativa antisismica senza averne preventivamente acquisito la documentazione? Una simile “svista” è quantomeno l’indice di un dilettantismo di cui il Molise non ha bisogno e che non può continuare a permettersi pagandolo, peraltro, a peso d’oro. Proprio la dottoressa D’Innocenzo, lo scorso maggio, ha chiesto al Presidente Frattura, e ottenuto in ragione del carico di lavoro dovuto al Piano di riordino sanitario, un robusto aumento di paga. Se i risultati sono questi, ovvero quelli di una gestione confusionaria e dilettantesca che genera incredulità e indignazione, e se dovessero permanere inevase la domanda che da più parti viene posta, una regola di buon senso vorrebbe che la dottoressa D’Innocenzo rassegnasse a stretto giro le proprie dimissioni. Diversamente andrebbe alla politica la responsabilità di rimuoverla dal ruolo che le è stato assegnato. Ma vedrete, qualcosa s’inventeranno per restare tutti al loro posto. Ad esempio, partendo proprio dalla nota della Cattolica che indica nella data del 21 maggio 2002 (prot.n. CB/B/131/1) l’atto di deposito della documentazione presso il settore “Edilizia residenziale” della Regione Molise, qualcuno potrebbe asserire come vero il fatto gli “atti non sono in possesso della Direzione Generale per la Salute” – D’Innocenzo dixit – poiché essi risultano altrove. E sarebbe tutto vero sul piano formale. Ai cittadini non resta che attendere, qualcosa s’inventeranno e dal cappello un cavillo da gesuiti lo caveranno. Lorsignori, infatti, non solo credono che i molisani abbiano l’anello al naso ma pure la sveglia al collo.

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