Non è un paese per vecchi. È il titolo di un famoso film dei fratelli Coen, ma potrebbe fotografare alla perfezione quanto potrebbe accadere in Molise con i tagli e le riduzioni del servizio sanitario pubblico. Il Molise, quindi, non sarà una regione per i vecchi, destinati ad andare a morire fuori, e non lo è neanche per i giovani che devono andar via perchè di lavoro non ce n’è. È di oggi la notizia che la mannaia fratturiana si è abbattuta anche sui distretti sanitari, portandoli da sette a tre. Nella stessa delibera, c’è anche l’ufficializzazione della trasformazione in strutture territoriali o presidi di comunità degli ex ospedali di Larino e Venafro. In sostanza delle case di riposo o dei poliambulatori. Questo significa che se una persona è colpita da un malore a Venafro, o zone limitrofe, dovrà essere soccorso, poi portato al Veneziale di Isernia e, se si tratta di cose abbastanza gravi, il destino è segnato: al Cardarelli di Campobasso, dove, però non c’è più la chirurgia vascolare, destinata a seguire cardiologia e oncologia alla Cattolica. Siamo sicuri che questo modo di intendere la sanità pubblica reggerà alla prova dei fatti?

Per ora già ci sono un paio di denunce a Isernia su due casi in cui la morte dei malcapitati viene addebitata dai parenti all’inadeguatezza delle cure prestate ai loro cari. Intanto, a qualche passo dal Molise, a Pratola Peligna, in Abruzzo, è accaduto un caso di malasanità che ci fa capire quanto siano nefasti i tagli ai servizi o ai posti letto. Lorenzo Di Nino un 69enne del posto aveva avuto un malore nella sua abitazione abruzzese, è morto cinque ore dopo nel piazzale dell’ospedale di Terni, in Umbria, a 150 chilometri da casa perchè negli ospedali della sua regione non era possibile eseguire l’intervento cardiochirurgico di cui aveva bisogno. “Non c’è personale a sufficienza così avevano risposto ai suoi cari”. E la vicenda ha sollevato molte perplessità sullo stato della Sanità abruzzese, colpita da continui tagli, alla stregua di quanto sta accadendo in Molise. Dove, non dimentichiamolo, proprio il primario di Cardiologia di Cardarelli e Veneziale sta già facendo le valige, lui con questa sanità tagliata e rattoppata sembra proprio che non voglia più averci a che fare.

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