regioniBocciatura senza scampo per il bilancio della Regione del 2015, in piena era Frattura, senza quindi nessuna scusante, come il luogo comune dei debiti ereditati dal precedente esecutivo. Ma vediamo perchè, cominciando col dire che il governatore, quasi ogni settimana, si autocelebra, sostenendo che, con lui, i conti del Molise sono stati rimessi in ordine e che, anzi, con lui, sempre Frattura per intenderci bene, la nostra regione ha imboccato il viale della ripresa. Tutte balle e non lo dice nessun organo d’informazione nemico, nessun suo avversario politico, che magari, gratta, gratta, neanche c’è. Lo dice il quotidiano della Confindustria, quel Sole 24 ore che fa le pulci ai bilanci 2015 delle regioni italiane, così scoprendo, guarda un po’, che il Molise, in percentuale agli abitanti, è la quarta regione più indebitata d’Italia. Ogni molisano, appena nasce, si ritrova sulle spalle un debito da mille euro. In Abruzzo, giusto per fare il paragone con una realtà simile alla nostra, ogni abruzzese ha un debito individuale di poco più di trecento euro. Ricapitolando, ogni molisano, è indebitato il triplo rispetto ad un abruzzese e questo avviene indubitabilmente nel tempo di Paolo Frattura. Si tratta e parliamo del bilancio regionale 2015 che scopre come il molise abbia debiti totali per trecento milioni euro. E non sono quelli che aveva fatto Iorio, andato a casa nel 2013, sono i debiti della gestione Frattura. Fonte Sole 24 ore. Anzi fonte Corte dei Conti del Molise. Alla base del fenomeno ci sono due fattori. Il decreto Monti del 2012 ha aperto alla Corte dei conti le porte dei bilanci regionali, che prima vivevano in splendida autonomia e oggi sono sottoposte al «giudizio di parificazione», cioè all’esame dei magistrati contabili sulla legittimità e sulla correttezza delle scelte. Nei conti del 2015, poi, l’analisi della Corte dei conti si è dovuta esercitare sull’applicazione a regime della riforma della contabilità, con le nuove regole che guidano la formazione dei bilanci di Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni. La riforma poggia su centinaia di pagine di principi contabili ed ha un obiettivo semplice: pulire i bilanci locali dalle entrate che non si trasformano in incassi reali, oltre che dalle spese prive di pezze d’appoggio valide, per fotografare la situazione reale dei conti. Il punto chiave è naturalmente offerto dalla cancellazione delle entrate tenute in bilancio solo per abbellire il risultato finale, senza che però ci sia più la possibilità concreta di incassarle: la loro pulizia ha abbattuto i risultati di amministrazione, e la Corte dei conti ha fatto il resto.

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