cane antiveleno2Si chiama Africa. É un cane addestrato nella ricerca di bocconi avvelenati, un fenomeno tristemente noto in Molise, soprattutto fra i tartufai. Grazie al progetto nazionale Life Pluto, curato tra gli altri dal comandante provinciale di Isernia della Forestale, Luciano Sammarone, il cane antiveleno ha cominciato a muovere i primi passi proprio nella nostra regione. Dopo il debutto a Frosolone, Africa ha incontrato i ragazzi che in questi giorni stanno partecipando al campo scuola “anch’io sono la Protezione civile”, in località Ripaspaccata di Montaquila. Il Corpo forestale dello Stato ha scelto di partire dalla nostra regione perché è una tra le più ricche di tartufo e, al tempo stesso, terra di guerre fra tartufai: la follia di alcuni di loro – ma non solo – sta causando vere e proprie stragi di animali. Non solo cani, ma anche alcune specie a rischio estinzione che vagano libere nei boschi. I cani antiveleno sono addestrati proprio per individuare e segnalare tutte le sostanze tossiche maggiormente utilizzate per confezionare i bocconi mortali: “Spesso ci sono vere e proprie faide interne al mondo dei tartufai – spiegano i Forestali – che si contendono aree di raccolta e che per eliminare la concorrenza fanno ricorso a metodo distruttivo e pericoloso. Questo progetto è quindi finalizzato a contrastare l’uso di esche e bocconi avvelenati, una pratica illegale e barbara che ogni anno causa la morte di centinaia di animali, sia selvatici che domestici”. I cani antiveleno della Forestale, utilizzati anche in altre regioni d’Italia per scopi diversi, svolgeranno ispezioni periodiche nelle aree più a rischio e ispezioni di urgenza nel caso di segnalazione di carcasse o bocconi avvelenati, con lo scopo di bonificare il territorio da eventuale altro materiale avvelenato, prevenendo così altre morti di animali e consentendo di recuperare elementi utili per le indagini.

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