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Apertura - Attualità - Cronaca - Evidenza - QD - Regione - Sanità - 13 Luglio 2016

Sanità, ci scappa un altro morto. La via crucis di un agnonese 48enne colpito da ictus

sanità-680x365Enzo Di Gaetano

Troppi morti, la sanità pubblica del Molise va difesa.
L’anno scorso l’uomo colpito da infarto a Venafro e morto in ambulanza mentre lo portavano al Veneziale di Isernia, poi la donna morta su una barella al pronto soccorso di Isernia perchè non c’erano posti in corsia. Infine, oggi il 48enne di Agnone, colpito da ictus, che, impossibilitato a ricevere soccorsi al Francesco Caracciolo, viene portato al Cardarelli di Campobasso e muore lì.
Tre casi drammatici ed emblematici della difficoltà di risposta della sanità pubblica molisana, praticamente incapace di affrontare le emergenze di ogni giorno, dopo essere stata amputata e e ridimensionata senza criterio e, soprattutto, senza alcun disegno o prospettiva stretegica. Si tratta di tre morti, morti che gridano vendetta. Una volta si diceva che, in Italia, per risolvere i problemi ci deve prima scappare il morto. In Molise, o meglio in provincia di Isernia, dove i servizi della sanità pubblica sono stati tagliati alla cieca e senza nessun criterio, di morti ce ne sono già tre e ancora si aspettano sia la giustizia, che le risposte.
La cronaca di oggi ci racconta che è morto, al Cardarelli di Campobasso, il 48enne di Agnone colpito da ictus e trasportato all’ospedale campobassano quando probabilmente non si faceva più in tempo a salvarlo. Magari quell’uomo sarebbe morto lo stesso, anche se soccorso, curato e operato tempestivamente. Ma questo non lo sapremo mai, perchè quello che si sarebbe potuto fare, seguendo tempestivamente i protocolli d’emergenza ‘stroke unit’, ad Agnone non è stato possibile farlo.
Il poveraccio era stato colpito da ictus il 27 giugno scorso ed era rimbalzato da un ospedale all’altro, da un’ambulanza all’altra, fino a giungere infine a Campobasso. Quindici giorni di agonia, per morire nel reparto di rianimazione del Cardarelli senza riprendere coscienza. A fine giugno scorso, privo di coscienza, arrivò al San Francesco Caracciolo trasportato in auto, perché le ambulanze del nosocomio altomolisano erano tutte impegnate in altri soccorsi, nonostante da Isernia fosse partita un’altra ambulanza. Arrivato al Caracciolo, l’assenza del radiologo non dava la possibilità di fare una Tac urgente.
Finalmente arrivò a Campobasso, a bordo di un’ambulanza arrivata da Trivento. Nel reparto di neurochirurgia, il disperato intervento chirurgico teso a tamponare l’emorragia cerebrale in atto. Caso questo riportato anche nella denuncia alla Procura della Repubblica di Isernia, presentata dal sindaco Lorenzo Marcovecchio e dai suoi assessori il 1° luglio scorso. “La cronaca degli ultimi mesi – si legge in un passaggio della denuncia firmata da sindaco ed assessori – è piena di episodi che descrivono casi di decessi che, forse, si sarebbero potuti evitare, se vi fosse stata la presenza ad Agnone di un anestesista-rianimatore, figura a cui devono supplire i medici in servizio, che agiscono facendosi carico di ogni responsabilità e conseguenza”.
Ieri pomeriggio i funerali presso la chiesa di Sant’Antonio Abate ad Agnone. La morte del conosciutissimo 48enne agnonese ha lasciato attonita l’intera comunità, che si domanda ora se al San Francesco Caracciolo sia davvero garantito il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. La stessa domanda che si fanno a Venafro e a Isernia.

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