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Gianni Fantozzi

Gianni Fantozzi, grande assente al primo Consiglio comunale. Un’assenza legata alla presidenza mancata, per la quale la maggioranza ha fatto altre scelte?

“Non sono mai stato realmente in lizza per questa carica, più che altro il mio nome è venuto fuori per una questione di esperienza, ma io non ho rivendicato assolutamente nulla. Mi sono candidato per fare il consigliere comunale. Forse nell’opinione pubblica era maturata questa convinzione, magari per effetto delle battaglie nell’interesse di Isernia fatte durante la scorsa consiliatura”.

Perché allora ha disertato la seduta?

“Solo per motivi personali improvvisi, fortunatamente risolti, di cui avevo dato anche notizia ad alcuni amici consiglieri”.

Tuttavia l’apposizione ci ha subito ‘sguazzato’. Nella votazione conclusiva sono infatti provocatoriamente usciti sette voti a suo favore.

“L’opposizione fa il suo mestiere. In quel momento hanno ritenuto opportuno strumentalizzare la mia assenza”.

Come giudica l’elezione di Lombardozzi a presidente del Consiglio?

“Sicuramente una degna persona per ricoprire quel ruolo. Ma non sono d’accordo quando lo stesso afferma sui quotidiani locali che, avendo lui riportato tre voti in più del sottoscritto, fosse legittimato a rivendicare quel posto. Ricordo all’amico Lombardozzi che insieme a me, non solo in questa consilitura, ha sempre contestato la metodologia della scelta dei ruoli di comando in funzione delle preferenze ottenute, esaltando invece le capacità, la professionalità, la lealtà, l’appartenenza a un progetto politico. Mi pare dunque fuori luogo la sua affermazione in senso generale, ma ancor più stridente allorquando egli vuole applicare una metodologia da lui sempre contestata alla scelta del candidato presidente del Consiglio. Egli dimentica, forse, che tale ruolo doveva essere ricoperto da una persona scelta dal gruppo di maggioranza relativa e, perché no, dall’intero Consiglio comunale (dunque da maggioranza e opposizione) alla luce di un nuovo modo di fare politica. Si potevano infatti coinvolgere anche le opposizioni, nella scelta della persona che avrebbe dovuto regolare super partes i lavori del Consiglio comunale. Questo sarebbe stato il metodo democratico e innovativo che il sindaco di Isernia e i responsabili delle varie componenti che lo hanno sostenuto avrebbero dovuto perseguire nei confronti della cittadinanza. In tal modo, i consiglieri comunali sarebbero stati liberi di poter esprimere senza alcuna coercizione una preferenza per la scelta del candidato presidente”.

Ha sentito il sindaco in merito? Cosa le ha detto?

“Sì, il giorno dopo mi ha chiamato. Parlando del problema specifico della presidenza del Consiglio, mi ha riferito di aver chiesto fortemente due nomi ai responsabili delle liste a suo sostegno, così da poter dare ai consiglieri la possibilità di scelta. Forse non condivideva il metodo dell’unico candidato in lizza. Ma la sua richiesta è stata vanificata e gli è stato dato un solo nome”.

Quindi il sindaco ha dovuto accettare l’unica proposta in campo?

“Evidentemente sì, anche se mi sarei aspettato da parte sua un comportamento più deciso che poteva comunque portare allo stesso risultato, ma quanto meno salvare le apparenze. Il sindaco, insomma, ha subito una scelta non condivisa proveniente dall’esterno del Consiglio”.

Raimondo Fabrizio ha sottolineato in aula che la scelta di Lombardozzi, checché perfettamente legittima, fosse inopportuna a livello politico per motivi di stretta parentela con un dirigente comunale. Che ne pensa?

“L’osservazione mossa dal consigliere Fabrizio fu da me evidenziata nel primo quinquennio della giunta Melogli, allorquando io fui eletto come consigliere comunale nella lista che poi andò all’opposizione, Iniziativa Democratica. Allo stesso fu affidato il compito di assessore alle Finanze. In un mio intervento in aula, ricordo di aver ripetuto parimenti le cose che ha sottolineato Fabrizio pochi giorni fa. Ovvero, che non esistevano motivi di illegittimità, ma di opportunità politica”.

La giunta. Il primo Consiglio si è svolto in assenza di un decreto di nomina degli assessori, di cui è stata data una mera comunicazione in aula dal sindaco. Irrituale secondo lei?

“Personalmente, se fossi stato interessato al problema, avrei suggerito al sindaco,  di procedere all’integrazione dell’ordine del giorno con la surroga dei consiglieri subentranti a seguito delle dimissioni di quelli nominati assessori.  Avrei consigliato, poi, di presentare in assise la squadra al completo e, solo dopo questo atto, avrei parlato di linee programmatiche, perché esse non sono un atto monocratico del sindaco ma dell’intero esecutivo”.

Il sindaco ha fatto le sue scelte, compreso il vicesindaco, seguendo il criterio dei più votati. Lo condivide?

“Per quanto mi riguarda, prima ancora dell’entrata in vigore della legge Carfagna, quindi in tempi non sospetti, quando la preferenza era unica, io sono sempre stato il primo eletto. Già allora ho sempre contestato questa metodologia di scelta, che andava contro i miei interessi politici. A maggior ragione la contesto adesso perché, per giochi di abbinamento uomo-donna, i risultati che i singoli consiglieri ottengono sono frutto di accordi con più donne. Ma a prescindere da questo, il giorno della proclamazione degli eletti il sindaco aveva dichiarato che avrebbe tenuto conto sì del risultato elettorale dei singoli, ma con un mix di competenza, esperienza e professionalità da parte di coloro che per vari motivi non erano i primi eletti. A me pare che ciò non sia avvenuto, o solo parzialmente. Nella giunta sono presenti ottime persone, ma di essi, nella scorsa consilitura con Brasiello sindaco, non si ricordano tutti questi memorabili interventi. Alcuni di loro mi sembra vivano di luce riflessa, ovvero il loro risultato è merito anche di fattori esterni. Comunque, il sindaco si è scelto la squadra che riteneva più opportuna. Lo rispetto per questa scelta e lo sosterrò nella misura in cui le attività poste in essere siano degne e vadano verso l’interesse della città. Mi auguro, come consigliere comunale e come cittadino, che sappia ottenere dell’esecutivo così formato il meglio possibile. Parlo in maniera molto serena. Come dicevo all’inizio, sono stato eletto consigliere comunale, sarò presente in aula è darò come sempre il mio contributo, spero costruttivo, per la nostra comunità”.

Ma se il sindaco avesse bisogno di lei per ruoli particolari? Sarebbe disponibile?

“Non è per forza necessario avere ruoli particolari per fare gli interessi della collettività, come ho sempre fatto. La mia esperienza, se richiesta, sarà in ogni caso a disposizione”.

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