leggedi MANUELA PETESCIA

Sembra una storia infinita, la vicenda della villa di Frattura a Termoli. Una storia che ogni giorno si arricchisce di nuovi episodi, fra lo sconcerto e l’indignazione dei cittadini che si chiedono se davvero la legge sia uguale per tutti.

È un quesito semplice e spontaneo, questo formulato dalla signora Iole Varanese: “Come è possibile che non vengano rispettate le disposizioni di un giudice?”. E nella sua semplicità e spontaneità, la riflessione tocca gli ambiti del sentire comune e diventa drammatica. L’immagine di una persona privata dei suoi beni e sbattuta fuori di casa, il suo alloggio prima distrutto e saccheggiato, poi chiuso e recintato con prepotenza, provoca sgomento e indignazione, e lascia il dubbio che la legge non sia affatto uguale per tutti. Messo di fronte a tutto questo, il principale protagonista della storia, Paolo Frattura, non chiarisce e non spiega nulla.

• Non si sente in dovere di tenere fede all’impegno assunto pubblicamente con i cittadini ben otto mesi fa: «Vi racconterò tutto», disse, ma da allora, neanche una parola.

• Non si sente in dovere di chiarire come, quando e perché quel bene sia stato letteralmente distrutto e devastato. E senza imbarazzo, nonostante le porte e le finestre di quell’appartamento siano state ritrovate nel capannone industriale del suo socio in affari, Gianluigi Torzi.

• Non si sente in dovere di chiarire perché l’amministratore della sua società avesse tentato di acquistare – dalla signora Varanese – un immobile che Frattura aveva sempre detto di considerare già suo (e metto il video).

• E non si sente in dovere di chiarire – neppure – con quale bacchetta magica sia diventato proprietario di una villa pagata 4 soldi, 4 soldi per giunta nemmeno tirati fuori dalle sue tasche ma da quelle del solito socio.

E siamo certi che Paolo Frattura non si sentirà nemmeno in dovere di spiegare perché le chiavi non siano state restituite alla legittima affittuaria – come i giudici avevano deciso – e, anzi, rilancia costruendo nuovi cancelli e nuovi recinti. Ben due sentenze del Tribunale di Larino ne hanno accertato lo “spoglio violento e clandestino”, ma per Frattura è come se non esistessero. Ed è come se non esistesse nemmeno il fascicolo penale che ipotizza, per lui e il suo socio, i reati di violenza privata, invasione di terreni o edifici, diffamazione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Nulla che lo obblighi, niente che lo inchiodi al dovere pubblico di spiegare fatti e condotte che lasciano senza parole: lui va avanti per la sua strada, indisturbato, volgendo lo sguardo beato, impunibile (e impunito) al resto del mondo e a noi altri comuni mortali.

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