giornaledelmolisedi GIOVANNI DI TOTA

Grande musica venerdì sera al Teatro Savoia con lo straordinario concerto di Emmet Cohen, terzo appuntamento della rassegna jazzistica inclusa nel programma del Campobasso SoulBeat Festival, organizzato dall’Eddie Lang Jazz Festival con il contributo dell’Amministrazione comunale di Campobasso e della Fondazione Molise Cultura.
Il pianista newyorchese si è presentato a Campobasso in forma smagliante e con una gran voglia di suonare, davanti a un pubblico che già aveva avuto modo di apprezzarlo nella passata edizione dell’Eddie Lang, all’aperto in piazza Prefettura, e lo aspettava in una cornice forse più consona alle sue qualità di musicista elegante, dotato di tecnica sopraffina e sconfinata cultura pianistica.
E Cohen non ha tradito le attese, regalando quasi due ore di un concerto superlativo, compresi i simpatici intermezzi di dialogo con un pubblico attentissimo e straordinariamente partecipe, capace di seguire passo passo le evoluzioni di un talento incontenibile, in grado di svariare con uguale disinvoltura da Cole Porter a Kurt Weill (“Mack the Knife”), da Peppino Di Capri (“Nun è peccato”) alle esorbitanti velocità dello “stride piano”, con un omaggio a Fats Waller che ha mandato la platea letteralmente in visibilio. E poi ancora la celebrazione di Duke Ellington nel giorno della sua nascita (29 aprile); i tributi ad Art Tatum, Bud Powell, Thelonius Monk, tutti sapientemente citati; la “Rhapsody in Blue” di Gershwin in una romanticissima interpretazione, quasi a evocare lo strepitoso bianco e nero della “Manhattan” di Woody Hallen e Mariel Hemingway.
Concerto di grandissimo livello, dunque, sintesi di rigore e di un approccio musicale aperto e comunicativo, di agevolissimo ascolto, senza la minima concessione a facili effetti spettacolari.
Con Emmet Cohen, legati da un’intesa che a tratti si faceva quasi palpabile, al contrabbasso il fidato Giuseppe Venezia, alla batteria Elio Coppola, frequentatore ormai abituale degli appuntamenti jazzistici molisani (che peraltro ha contribuito a far crescere per qualità e quantità). Coppola ha confermato tutte le buone cose che si dicono sul suo conto, e in effetti c’è poco da meravigliarsi, parlando di un batterista che poco più che ventenne si è esibito in trio con Joey DeFrancesco in un tempio del jazz come il Ronnie Scott’s di Londra, dopo aver suonato con leggende del calibro di Benny Golson, George Cables, Hamiet Bluiett, e con la maturità ha acquistato una dimensione tutta propria, perfetto incrocio fra la tradizione americana rappresentata al meglio da Elvin Jones e la superba scuola napoletana.
Il concerto va così ad aggiungersi alla maiuscola esibizione di Fabrizio Bosso e all’esordio con il sensazionale Jerry Weldon, in attesa del concerto di chiusura della manifestazione, venerdì prossimo, 6 maggio, con il quartetto di un altro musicista di primordine, il trombettista Giovanni Amato. Altro appuntamento assolutamente da non perdere.

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