fanelliCon una lettera che sembra il manifesto di un partito che esiste solo nella sua immaginazione Micaela Fanelli prova a far rientrare nei ranghi del Partito Demcocratico Michele Petraroia che pochi giorni fa ha ufficializzato la sua fuoriuscita dal gruppo del Pd in consiglio regionale. Una lettera che più che intenerire il cuore già tenero dell’ex assessore al lavoro raggiunge vette retoriche paradossali, specie quando la Fanelli implora Petraroia di tornare nella sua casa natale perchè i cattivi, i malvagi, i furbi stanno tutti fuori dal partito, quindi lui – Petraroia – come fa ad andarsene? Partendo dalla premessa che ci vuole decisamente una bella faccia tosta, sapendo e vivendo dall’interno quello che è il Pd molisano, a dire che i cattivi, i malvagi e i furbi stanno fuori. Una visione del mondo decisamente ottimistica e fantasiosa che induce a porsi una domanda fondamentale: ma la Fanelli quando scrive i suoi pensierini da Alice nel paese delle meraviglie è in possesso di tutte le sue facoltà neurointellettive o sta sognando? Come fa a dire a Petraroia torna con noi, dopo aver visto come se le cantano e se le suonano, un giorno sì e l’altro pure, Danilo Leva e Paolo Frattura? È certamente vero che quello democratico è un partito dove la dialettica interna è a fasi alterne. C’è il giorno in cui si fanno i patti, come quello del marciapiede o quello della Cattolica, e il giorno in cui si fa finta di litigare. Come, per esempio, l’assemblea regionale di Isernia che doveva concludersi a Termoli, dove però non è mai stata convocata. Anche lì Danilo Leva si rese protagonista di una delle sue sparate chiedendo la convocazione di una nuova assemblea che poi non si è fatta. Insomma tanti giochi subacquei o sotterranei che fanno parte della politica e che Petraroia ha capito tanto bene da farsene una ragione e togliere le tende. Chiaramente la Fanelli la lettera d’amore e d’addio gliela doveva scrivere, sennò, direbbe qualcuno, che ci sta a fare lì? La verità è che il Pd molisano ancora una volta è puro avanspettacolo, tendente alla sceneggiata napoletana. In pubblico si dice il giusto e l’essenziale, nelle segrete stanze magari scorre anche il sangue e Michele Petraroia per questo se n’è andato e non tornerà mai più. Il suo approdo politico è chiaro, si chiama Sinistra Italiana, quella di Fassina e D’Attorre. Lui, Petraroia, giustamente, nel Pd di Fanelli, Frattura e company non ci si riconosce più.

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