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Italia - QD - 30 Aprile 2016

Napoli, uccise Fortuna dopo gli abusi: ecco chi è il mostro del Parco Verde

1701406_b096afc-f1cf-456c-9cc1-82d7191794fbOmertà, indifferenza, complicità: è la cornice dentro la quale si sono mossi i carabinieri, insieme alle procure di Napoli Nord e dei Minori, per dare un nome all’assassino di Fortuna «Chicca» Loffredo, violentata e gettata dall’ottavo piano di un palazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014. Raimondo Caputo, detto Titò, era già in carcere per avere abusato di una delle figlie della compagna. Da ieri è accusato anche della morte di Chicca: ha tentato di violentarla, per l’ennesima volta, ma la bimba si è ribellata, allora l’ha presa in braccio e l’ha gettata di sotto. Lo scrive il gip Alessandro Buccino Grimaldi nelle 122 pagine di ordinanza di custodia cautelare che ha colpito sia Caputo che la sua compagna, già ai domiciliari a Caivano dove ieri, quando è giunta la notizia dell’arresto bis inerente la morte di Fortuna, è esplosa la rabbia tardiva di ignoti indignati, attraverso una molotov lanciata contro quella casa dove vive la donna che sapeva e ha taciuto, sia gli abusi sulle figlie che quelli su Fortuna. Sapeva anche della tragica fine della piccola per mano del compagno, una morte simile a quella del suo primogenito, Antonio Giglio, precipitato in circostanze mai chiarite dallo stesso stabile del Parco Verde. Marianna Fabozzi non solo «non ha protetto la prole, ma ha cercato di fare in modo che il compagno la facesse franca», scrive il gip. «Un contesto eufemisticamente disastrato» definisce il giudice quello del quale la Fabozzi è complice, al punto da dire a una delle sue figlie, l’amica del cuore di Fortuna, cosa riferire e cosa tacere ai carabinieri.

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