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Attualità - Evidenza - Idee e opinioni - QD - Sanità - 29 Febbraio 2016

Riconversione degli ospedali: anche in Molise gli “ospedali di comunità”

sanitàdi MINO DENTIZZI

Molte Regioni (e ultima il Molise) hanno attuato o stanno approvando in questi mesi programmi di riduzione di posti letto ospedalieri su precise indicazioni del Ministero della Salute. Ma se è vero che in alcuni casi l’offerta è eccessiva, che in altri la riduzione si giustifica come conseguenza di progetti sull’appropriatezza dei ricoveri, il motivo principale, comunque (anche se non ufficiale) è economico.
Un punto essenziale è comprendere se la chiusura di ospedali e/o di unità operative (reparti) è un fatto senza contraccambio o se genera come risultato una concreta disponibilità di risorse finanziarie per le strutture territoriali. In Molise (ma anche in altre Regioni), infatti, si è progettata la riconversione di alcuni ospedali in strutture chiamate «ospedali di comunità», sostenendo che devono svolgere una funzione importante dopo la chiusura dei letti negli ospedali.
Ma che cosa è un ospedale di comunità? Il regolamento recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. (GU n.127 del 462015) ha l’ultimo capitolo dedicato agli ospedali di comunità nell’ambito del processo di integrazione ospedale territorio per garantire la continuità delle cure e dell’assistenza. All’ospedale di comunità è affidato il compito di “interfacciarsi” con l’ospedale ordinario per la presa in carico di interventi sanitari potenzialmente erogabili a domicilio, ma che necessitano del ricovero per impedimenti di varia natura (logistici o familiari) a essere erogate a casa del paziente. Questi ospedali (cito sempre il Regolamento) saranno gestiti dagli infermieri, avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il SSN secondo modalità scelte localmente. A livello della gestione questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari. L’accesso potrà avvenire dal domicilio o dalle strutture residenziali su proposta del medico di famiglia titolare della scelta, dai reparti ospedalieri o direttamente dal pronto soccorso.
Per stimare il fabbisogno di posti letto negli Ospedali di Comunità noi abbiamo ipotizzato che i posti letto siano principalmente utilizzati per il trattamento della riacutizzazione di patologie (per esempio, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, infezioni delle vie urinarie, polmoniti batteriche, complicanze del diabete) che, secondo la letteratura internazionale, possono essere adeguatamente e appropriatamente trattate nell’ambito delle cure primarie.
È quindi corretto che tali pazienti ricevano nell’ospedale di comunità trattamenti prolungati (la degenza media prevedibile è di 15/20 giorni), che con l’attuale organizzazione della medicina territoriale non possono ricevere a casa loro.
Considerando la popolazione ultrasessantacinquenne, pari in Molise a circa 73mila persone (23,3% degli abitanti), sulla quale pesa il maggior numero di ricoveri gestibili in ambiti a più bassa intensità assistenziale, per problematiche legate alle patologie croniche si stima che il numero di posti letti necessari dovrebbe essere circa 120. (Quanti saranno i posti letto in ospedale di comunità in Molise?).
Bisogna inoltre tener presente (per capire la tipologia di pazienti che può divenirne ospite) che la cifra destinata per il funzionamento degli ospedali di comunità non permette l’esecuzione di indagini strumentali, ma solo quelle routinarie di laboratorio.
Un altro aspetto delicato riguarda il personale di assistenza. Il sistema della medicina di famiglia può garantire una cura post acuta, ma difficilmente può sostenere le esigenze di persone fragili e instabili, che provengono da un ospedale o dal territorio. Occorre quindi prevedere un medico specialista delle fragilità (internista o geriatra), in grado di seguire pazienti altamente instabili, portatori di svariate patologie e che quindi ricevono molti farmaci, a rischio di perdita dell’autosufficienza e di mortalità precoce. Anche il personale infermieristico (cui spetterà la gestione della struttura) deve essere adeguato quantitativamente e nella preparazione specifica, anche per guidare gli altri componenti dell’équipe. E non di meno occorre curare l’aggiornamento degli operatori sociosanitari (OSS). E i direttori di distretto sono preparati a questa nuova responsabilità?
Questi problemi la politica molisana li ha presenti?

 

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