di PASQUALE DI BELLO

La fallimentare gestione del duo Frattura – Ciocca ha messo in ginocchio lavoratori, imprese, dipendenti. La nuova struttura, l’ “Agenzia per la ricostruzione post sisma” è praticamente ferma. Il sistema è ormai al collasso.

E’ uno scenario apocalittico quello che sta per aprirsi davanti agli occhi di centinaia di famiglie e decine di imprese. Parliamo del circuito o, per essere più precisi, del corto circuito che in corso tra la vecchia Protezione Civile e la nuova da un lato e dell’Agenzia per la ricostruzione post sisma dall’altro. Nel mezzo dell’Inferno, in una sorta di girone dantesco, i precari assunti a seguito del celeberrimo concorsone e il lavoratori delle imprese ormai allo stremo e senza stipendio.

La ragione di questo marasma a mozzafiato che sta inghiottendo in un vero buco nero le vite delle persone coinvolte è presto detta. Il 1° gennaio del 2016, per tutto quello che riguarda la ricostruzione, alla vecchia Agenzia regionale di Protezione Civile è subentrata la nuova Agenzia per la Ricostruzione Post Sisma ma, ad oggi, la Regione non ha provveduto ai vari passaggi amministrativi atti al funzionamento del nuovo ente. In pratica non è stato nominato un commissario liquidatore della vecchia agenzia che, tra le altre cose, avrebbe consentito l’utilizzo dei celeberrimi e tanto sbandierati 20 milioni di euro entrati nella casse della vecchia protezione civile a fine dicembre.

Ad aggravare la questione, adesso arriva il tutti a casa della Regione ai precari del concorsone, impiegati in larga parte nelle attività connesse alla ricostruzione. Il 29 febbraio è la data già stabilita per il benservito e la prospettiva che si apre a questo punto per le imprese è quella di una attesa biblica per la riscossione dei crediti in essere. Per i precari, invece, ad aprirsi saranno le porte della disoccupazione. E’ questo il risultato della imbarazzante e disastrosa gestione del duo Frattura – Ciocca.

A quattordici anni dal sisma sembra che le sciagure non debbano mai finire. Danni su danni, prima alle persone e alle cose, adesso a imprese, dipendenti, creditori. Eppure il presidente Frattura, un vero e proprio Pavarotti del disastro, continua a gonfiare il petto convinto che prima o poi gli scappi un do da rompere i lampadari; invece, puntualmente, gli parte immancabilmente un sibilo sinistro che annuncia solo altre rotture e altri disastri.

 

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