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Attualità - Evidenza - QD - 29 Gennaio 2016

Le nuove e vecchie frontiere economiche della mafia

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di ANTONELLO DI MUCCIO

La mafia, parafrasando la mitica serie tv degli anni novanta, è una Piovra con mani in pasta ovunque.

Attualmente, la principale fonte di guadagno della criminalità organizzata è il traffico di droga. L’ultima relazione della Direzione Centrale Servizi Antidroga (DCSA) è chiara: ”le stime effettuate annualmente dagli organismi specializzati mostrano in modo univoco che quello della droga, grazie agli enormi e veloci profitti che è capace di generare, è la principale fonte di finanziamento delle consorterie criminali, in quanto è un mercato in perenne crescita, con un immediato e continuo approvvigionamento e distribuzione.”

Il grande sviluppo nel settore degli stupefacenti, con la diffusione di cannabis, o droghe sintetiche, ha ampliato enormemente il business, perché, se una volta il target di consumatori era formato da ragazzi sbandati o ricchi annoiati in cerca di qualche emozione, ora, anche la cosiddetta media-bassa borghesia fa uso, di quelle che vengono definite “droghe leggere” anche solo per “passare la serata in modo diverso”.

Non è, però solo la droga a muovere l’economia mafiosa. Al Sud, ad esempio, un business molto diffuso è legato allo sbarco di clandestini. L’inchiesta fatta due anni fa da “L’Espresso” dopo l’arresto, a Roma, di Massimo Carminati e Salvatori Buzzi, registi occulti del consorzio di cooperative Eriches, ne è l’esempio lampante. Sfruttare il sociale per fare fatturati favolosi, controllando servizi per rifugiati senza fissa dimora, lavori di portineria o di manutenzione del verde, è stata un’idea, a suo modo geniale. Non si scopre nessun segreto affermando che la Mafia non è più radicata solo al Sud, ma si è spostata su al Nord. Qui il target di riferimento per fase guadagni facili si è ampliato e, con esse, le ricchezze della Piovra, alcune derivanti da attività insospettabili. Le agromafie sono un altro esempio di “commercio nero”. La falsificazione del marchio italiano su quelli che dovrebbero essere prodotti Doc (mozzarelle di bufala, pomodori, prosciutti) ed invece sono alimenti ricavati da prodotti scadenti sono un business in forte espansione.

Proprio la nuova internazionalizzazione sviluppata dalle mafie, ha permesso di conquistare un’ultima frontiera, quella relativa al gioco d’azzardo. L’inchiesta sulle scommesse che ha sconvolto il calcio italiano negli ultimi anni, portando a processi, arresti e squalifiche sportive è solo la punta dell’iceberg. Il grande sviluppo del gioco online e delle slot, ha ingolosito tutti, non solo la ‘ndrangheta. Proprio l’inchiesta di cui sopra, ha infatti, rivelato, una truffa internazionale, non solo, quindi, riferita all’Italia. Questo significa, che ci sono alleanze a livello extra nazionale tra le varie organizzazioni criminali.

Il sistema di controllo delle attività ludiche può avvenire in diversi modi: per quel che riguarda le slot, ad esempio, basta installare delle macchine con schede truccate, costringendo i proprietari a utilizzare quelle, invece delle slot legali. In questo modo, quelle macchinette vengono “scollegate” dal monopolio dello Stato in maniera che, la famosa tassa del 12% passi alle mafie, facendo impennare i loro guadagni.
Perfino i “gratta e vinci” vengono alterati e imposti. A volte si arriva perfino a pagare i reali vincitori dei biglietti con uno piccolo sovraprezzo del 5-10%. In questo modo si ricicla il denaro sporco, giustificando l’acquisto di beni e attività commerciali.

La legalizzazione del gioco d’azzardo non ha fatto altro che dare al crimine organizzato, l’ombrello sotto cui ripararsi. Perché organizzare bische clandestine e totonero, quando si può fare tutto alla luce del sole? Truffare lo Stato, sfruttando un’ampia rete di connivenza ed ampliando il proprio potere, è molto più redditizio.
Con l’alterazione del gioco d’azzardo si arrivano a colpire tutte le classi sociali, soprattutto le meno abbienti, riuscendo a portare a casa un giro di soldi quantificabile in miliardi di euro.

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