di PASQUALE DI BELLO

Corpo a corpo in Consiglio regionale sul tema trivellazioni. A sfidarsi a viso aperto i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e il resto dell’aula. Bagarre anche sulla legge che accorpa i servizi dei comuni.

Con due ore di ritardo su quella fissata e in un generale clima di ricreazione, si è riunito il Consiglio regionale del Molise. Due le questioni esaminate nel corso di una mattinata contrassegnata prima da un parapiglia generale sulla questione trivellazioni e successivamente da uno sdegnato abbandono dell’aula da parte delle opposizioni sulla proposta di legge riguardante l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi comunali. Al primo punto all’ordine del giorno, una mozione sulle “Attività estrattive di idrocarburi in Molise”. Firmatari del documento i consiglieri Manzo e Federico del movimento 5 stelle a cui si sono aggiunti il comunista Ciocca e il vendoliano Ioffredi, entrambi da qualche settimana confluiti insieme al collega Monaco di Costruire democrazia in un intergruppo a cui studiosi e antropologi della politica non hanno ancora trovato una collocazione.

A sparigliare le carte c’hanno pensato Manzo e Federico che alla mozione originaria, quella che chiedeva l’impegno della Regione ad allestire un sistema di controlli e verifiche sulle attività di ricerca degli idrocarburi, ne hanno sostituito una seconda molto più dura con la quale si chiedeva di contrastare in ogni forma le medesime attività. E’ stato qui che si è scatenata la corrida. Con l’eccezione dei due 5 Stelle, tutti gli altri hanno premuto per il mantenimento della prima formulazione, ritenendo impossibile se non addirittura contro legge l’impegno ad un contrasto per partito preso. Nessuno, si è detto, può contrastare la libera impresa, anche se si tratta di trivellazioni e sforacchiamenti. Quello che invece si deve fare, è stato detto, è un’opera di controllo. Sta di fatto che al termine di una lunghissima sospensione e di un conciliabolo infinito, Manzo e Federico hanno ritirato sia la prima che la seconda mozione annunciando la presentazione di una terza. Alla decisone si sono accodati anche gli altri due: Ciocca e Ioffredi.

Chiuso il capitolo trivelle si è aperto quello dedicato all’accorpamento dei servizi comunali. Un obbligo stabilito dalla legislazione nazionale in vista della prossima chiusura delle provincie. Anche in questo caso, come in precedenza, i lavori (si fa per dire) del Consiglio si sono interrotti. A chiederlo il relatore della legge, il dipietrista Di Pietro che ha annunciato in aula emendamenti del Presidente Frattura, assente in quel momento. Il presidente sta arrivando, ha detto con tono deciso Di Pietro, come se stesse annunciando l’arrivo del rapido Lecce – Milano. Chiedo una sospensione, ha poi aggiunto. Segno evidente che Frattura doveva sì arrivare ma probabilmente non era certo su quale binario pervenisse. La legge è stata poi approvata, con gli emendamenti presidenziali,  ma con lo sdegno delle opposizioni che sono uscite fuori dall’aula. Chiedevano di poter approfondire le questioni, anche alla luce delle modifiche. Posizione bocciata dalla maggioranza che si è approvata da sola la legge.

In conclusione. Abbiamo assistito all’ennesima perdita di tempo di un Consiglio regionale totalmente allo sbando dove mancano condivisione delle informazioni e dei documenti, causa principale delle continue e lunghissime sospensioni. Quello che va in scena ogni martedì è un dialogo tra sordi, tranne quando il martedì coincide col giorno della paga. Allora ci sentono tutti bene. Il rumore degli zecchini stappa immancabilmente i timpani a tutti.

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