massimo-romano-okdi MASSIMO ROMANO

Le prime indiscrezioni da Isernia ci raccontano di un’assemblea del PD conclusasi con un rinvio (nella migliore tradizione dell’Italia che “cambia verso”, cioè verso il peggio della prima Repubblica…) e con un’apertura sulla riforma della legge elettorale preannunciata dalla Fanelli nei suoi tratti salienti: abolizione del voto disgiunto…
Quattro sole considerazioni:
1. A comprova di quanto conti la discussione interna, basti pensare che era un anno e mezzo che non convocavano l’organo regionale del partito (e meno male che si chiama “democratico”…);
1 bis. A comprova di quanto contino le decisioni prese nel partito, l’assemblea non ha deciso niente, solo il rinvio a data da destinarsi;
2. Sono così trasparenti e sicuri di sé, che la riunione è stata indetta e si è svolta rigorosamente “a porte chiuse” (nonostante si tratti del partito di governo, alla regione e nelle città maggiori, oltre che nel Paese, e quindi la dialettica interna assume il valore di un giudizio sulla Giunta e sulla capacità di governo che, in quanto tale, interessa e coinvolge anche i non iscritti);
3. Neanche l’infornata di “nomine maloox” per placare i mal di pancia diffusi è stata sufficiente a trovare non dico una linea politica comune, ma neanche l’intesa su due righe di comunicato stampa per salvare almeno le apparenze (infatti la Fanelli ha postato una dichiarazione a titolo meramente personale);
4. La proposta di eliminazione del voto disgiunto la dice lunga su quanto Frattura e Fanelli siano consapevoli della (im)popolarità del presidente e della “propensione” al voto in suo favore (praticamente un’ecatombe).
4 bis. Per la cronaca: ci provò anche Iorio, dopo dodici anni di governo e a due mesi dal voto del 2013 – nel momento di minimo gradimento dopo l’annullamento delle elezioni- a cambiare la legge elettorale per tentare di arginare la disfatta che di lì a poco ne avrebbe decretato la sconfitta. Frattura, invece, è costretto a ricorrervi a meno di tre anni dal suo insediamento e a distanza di oltre due anni dal ritorno alle urne, previsto nel 2018. O forse prima…

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