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Apertura - Attualità - Idee e opinioni - Politica - QD - Regione - 29 Dicembre 2015

Sanità, Frattura umilia il Consiglio regionale: parla in TV e tace in aula. Lorsignori senza dignità

dignitadi PASQUALE DI BELLO

Con un gesto di arroganza che non ha pari nella storia politica molisana, il presidente della Regione, Paolo Frattura, cancella anche quel poco che era restato della dignità politica e istituzionale del Consiglio regionale. Atteso e negato per mesi, il Piano operativo di riordino del sistema sanitario molisano viene illustrato davanti alle telecamere.

La conferenza stampa, quella che ogni autorità che si rispetti tiene a fine anno, il presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, la terrà l’anno prossimo. Basterebbe questo per comprendere il clima da operetta, anzi da avanspettacolo, che anima la politica e le istituzioni regionali. Dobbiamo aspettarci di tutto. La sfortuna di essere contemporanei di questa camarilla di avventurieri contrabbandata per classe politica, ci impone l’uso rigoroso di mutande in ghisa. L’ombrello chiuso, quello che campeggia nelle vignette di Altan, pare essere sempre tra la mani del presidente Frattura. Pronto ad essere sferrato alle spalle (si fa per dire) del primo malcapitato alla prima occasione. Prendete ad esempio l’ombrellata che il presidente della regione ha sferrato nelle scorse ore a tutto il Consiglio regionale. Parliamo di Sanità. Dopo aver tenuto segreto il Piano operativo come fosse la formula della Coca Cola, Frattura ha pensato di rivelare parte del contenuto davanti alle telecamere di una emittente locale. Fossimo stati in una regione normale, a quest’ora la sede del Consiglio regionale non sarebbe altro che un cumulo di rovine fumanti. Se il Molise fosse una regione con un minimo di dignità istituzionale, il rogo del Reichstag in confronto sarebbe parso come le stelline che i bambini bruciano a capodanno. Dopo un gesto di superbia e arroganza inaudite, quale l’aver negato per mesi le “carte” ai legislatori regionali (sic!), Paolo Frattura si è presentato davanti alle telecamere, come fosse Mago Zurlì allo Zecchino d’Oro, e ha cominciato a sciorinare la propria ricetta. Ha riferito in una sede impropria quello che per mesi ha taciuto nelle sedi dove era tenuto a parlare. Tutto questo nel silenzio generale dei Topi Gigi rintanati nel formaggio di Palazzo Moffa. Quelli che, pur di mantenere privilegi, prebende e quattrini a dismisura, sarebbero disposti ad accettare tutto. Se il conto in banca fosse in dignità anziché in euro, lorsignori sarebbero dei pezzenti. Perché tale è la figura che hanno fatto i consiglieri regionali del Molise, quella dei pezzenti politici.

Possiamo immaginare che tra loro, solo i componenti della Giunta, e nemmeno tutti, conoscessero il Piano operativo. Tutti gli altri ne erano all’oscuro sino a quando Frattura, con l’aria da passaporto scaduto (che sia scaduto il suo tempo lo sa bene anche lui), si è presentato davanti all’occhio magico e ammaliante della telecamera ed è partito con la sua confusionaria esposizione. Una concione che dopo un quarto d’ora deve aver abbattuto inesorabilmente la maggior parte dei molisani. Noi stessi, pur animati da buona volontà, ci siamo ritrovati alle tre del mattino anchilosati sul divano col televisore che, grazie a Dio, si era spento automaticamente. O almeno questo è quello che noi abbiamo creduto in quel momento, potendo essere in realtà deceduto per la noia senza che noi ce n’accorgessimo.

Nonostante l’accanimento investigativo col quale alcuni nostri ottimi colleghi lo hanno incalzato, a noi Frattura ha fatto l’effetto del più potente sonnifero mai apparso sulla terra. Deve essere per questo, proprio per la sua innata propensione all’anestesia, che è riuscito ad addormentare l’intero Consiglio regionale del Molise. Perché non vi è altra spiegazione, se non quella di una narcolessi fulminante, dietro al silenzio cimiteriale che è seguito al gesto di Frattura. Uno sgarro che in altri tempi avrebbe portato all’occupazione del Consiglio regionale. Ci manca, o almeno manca a noi, gente alla Di Sabato che quando servì, un giorno, fece volare in aula anche le sedie oltre che gli improperi. Invece i consiglieri Permaflex che ci ritroviamo, dormono beati e mazziati. Ciò che è accaduto, evidentemente, gli sta bene. L’aver avuto la prova provata che non contano una beata ceppa, gli sta bene. Quello che conta non è la dignità politica e istituzionale ma il codice IBAN. Che la loro dignità politica e istituzionale, ammesso che ne abbiano una, sia stata trinciata come coriandoli fatti col giornale vecchio, non conta nulla. Ciò che conta è che nessuno abbia cancellato l’IBAN dall’anagrafica del servizio tesoreria della Regione.

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